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Tutta la “Kalavrìa” nel corto di Emmanuele Saccà

Un condensato di bellezza il cortometraggio proiettato a Polistena col patrocinio del Kiwanis Clun Palmi-Piana di Gioia Tauro

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Sette minuti e quattordici secondi per rappresentare Kalavrìa, la Calabria e i suoi sentimenti più profondi racchiusi nel cortometraggio ideato da Emmanuele Saccà e diretto da Marco Morganti presentato presso il giardino di Sirò, la fine pâtisserie di Marcello e Rosanna, da sempre sensibili ai richiami dell’arte e della cultura. Patrocinato dal Kiwanis Clun Palmi-Piana di Gioia Tauro – alla presenza del fondatore Maurizio Di Profio, la presidente, Valeria Capua e l’attore Maurizio Colosi, nella parte del medico – il racconto, che ha praticamente «eliminato i confini spazio-temporali illustra la Calabria metaforica attraverso una serie di allegorie e simbolismi» ha spiegato Saccà che ha voluto ricucire storia e radici di una connessione che lega passato, presente e futuro di una terra contraddittoria eppure bellissima. Ecco allora che emarginazione ed abbandono lasciano spazio a speranza ed accoglienza in un mix di sentimenti che ha in Erodoto (Roberto Papalia) uno dei suo capisaldi con «lo scopo di rivalutare l’identità della nostra terra». Un cortometraggio muto le cui emozioni – affidate alle immagini ed alla bravura espressiva degli attori – instillano nello spettatore un turbinio di trepidazione e disincanto spaziando dalla rabbia alla disillusione, dalla commozione alla gioia. Girato interamente tra Oppido Mamertina e Palmi e completamente autoprodotto la sua realizzazione ha impegnato una cinquantina di persone, tra attori e figuranti, e ben due anni per la sua ideazione. «Anche la scelta degli attori è stata minuziosa» ha spiegato ancora Saccà «soppesando molto gli sguardi ed i volti degli interpreti» chiamati a raccontare una storia di similitudini a lieto fine per una Kalavrìa, interpretata da Maria Lania, che risorge per mano di un bambino (Giovanni Nostro) che raffigura le nuove generazioni a cui questa terra ha l’obbligo di affidarsi se vuole riscattare, per intero, il suo destino. Il cortometraggio, un condensato di quasi duemila anni di storia, ed itinerante da quasi tre, è già stato impiegato per l’inaugurazione del cine-teatro Manfroce a Palmi e proiettato anche al Reggio Film Festival.