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Gioia, Schiavone lancia i test per gli aspiranti consiglieri

"Faremo i test - ha detto - come all'università, è finita l'epoca del 'porta voti', occorrono le qualità"

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Rosario Schiavone
Rosario Schiavone

“Faremo i test d’ingresso, come all’università, se vuoi fare il consigliere comunale, devi sapere fare qualcosa, è finita l’epoca del ‘porta voti’, occorrono le qualità”.

Così Rosario Schiavone poche ore dopo aver annunciato con una lunga lettera pubblica (leggi) la sua volontà di riprovare a entrare da sindaco a palazzo S. Ippolito, ha annunciato su facebook il metodo con cui selezionerà i candidati delle liste che lo sosterranno.

Secondo l’ex vicesindaco gli aspiranti consiglieri dovrebbero avere conoscenze nel campo del diritto, dell’amministrazione e della finanza pubblica.

L’idea farà certamente discutere ma sarà interessante vedere se l’esponente del Movimento per la sovranità riuscirà a metterla davvero in pratica.

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Intanto le settimane che precedono l’apertura della campagna elettorale e la presentazione delle liste sono caratterizzate da un’atmosfera insolita.

Tutti i possibili candidati sono infatti condizionati dalla presenza al comune della commissione di accesso agli atti che potrebbe optare per lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’ente.

Anche l’ufficializzazione delle candidature che verrà effettuata a metà maggio non porrà fine all’incertezza. Il consiglio dei ministri dopo aver ricevuto la relazione della commissione potrebbe procedere allo scioglimento anche poche ore prima del voto così come è accaduto a San Luca nel 2013.

“Mi auguro – ha scritto nella lettera aperta ai gioiesi Schiavone sull’argomento – e vi auguro che Gioia Tauro possa al più presto riavere un sindaco. Una democrazia sospesa rinvia solamente i problemi, congela le soluzioni, è avida di risposte e rifugge più in generale tutta quella parte dell’amministrazione che riguarda l’attività discrezionale, le scelte, le decisioni che può o non può adottare; che poi, in un Comune come il nostro, sono anche le più delicate e importanti”.

Riferendosi al dicembre scorso quando venne approvata lo mozione di sfiducia contro Pedà, Schiavone ha infine spiegato: “all’epoca nessuna ombra di scioglimento aleggiava sul consiglio, e nessuno poteva prevedere quello che di lì a poco si sarebbe scatenato con l’inchiesta denominata ‘cumbertazione’. Oggi, dopo quanto emerso, il rischio è alto e concreto, nonostante abbiamo purtroppo oramai imparato a caro prezzo e sulla nostra pelle, quanto nefasto ed inutile sia un lungo commissariamento. Per questo motivo auspichiamo piuttosto che questa possa essere una occasione importante che lo Stato, inteso in maniera unitaria dal Ministro Minniti al Prefetto Di Bari, per intenderci, sappia cogliere per riscattarsi nei confronti di un territorio che non solo è stato condannato dalla storia ad essere vittima della mafia, ma spesso è stato anche abbandonato dalle istituzioni che non ci hanno mai veramente creduto in termini positivi di rilancio e di sviluppo socio economico”.