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Piromalli, Bagalà e gli amici dell’Agip

In uno dei verbali stilati da Marcello Fondacaro il pm Matteo Centini ritiene di avere scovato l’origine delle fortune della famiglia Bagalà

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I collaboratori di giustizia di Gioia Tauro parlano, i magistrati della procura distrettuale antimafia, diretta da Federico Cafiero de Raho, registrano e annotano fatti, circostanze e frequentazioni. E in uno dei verbali stilati da Marcello Fondacaro, il pm Matteo Centini ritiene di avere scovato l’origine delle fortune della famiglia Bagalà. Questa “origine” ha un nome e un cognome: Giuseppe Piromalli, detto Pino “facciazza”.

«Il collaboratore – scrivono i magistrati nel fermo dell’operazione “Cumbertazione” – nel contesto del racconto relativo alla cosca Priolo con particolare riferimento alle vicende che portarono all’omicidio di Priolo Vincenzo, riferiva circa gli inizi delle fortune dei Bagalà, e di Pino Bagalà in particolare. Egli ricordava di come da giovani si dedicassero a piccoli lavori edilizi, avendo avuto poi una rapidissima crescita diventando in poco tempo grandi imprenditori edili. Ciò avvenne, ricorda il collaboratore, proprio in coincidenza con l’inizio del rapporto con Pino Piromalli, detto facciazza classe ’45, da parte di Pino Bagalà e dei suoi storici amici: Comerci Nicola, Priolo Gianni…Anche questi ultimi… godranno di grandi fortune in seguito all’avvicinamento alla cosca Piromalli».

Secondo quanto dichiarato da Fondacaro, i tre si riunivano insieme a Piromalli alla pompa di benzina Agip di via nazionale a Gioia Tauro per giocare a carte.

«Il riferimento all’Agip – aggiungono i magistrati – è fin troppo chiaro…è ormai dato consolidato da copiosa giurisprudenza di questo distretto che con l’indicazione Agip si faccia riferimento al distributore posto in Gioia Tauro e di proprietà appunto dei Piromalli. Altro dato di rilievo è come il collaboratore evidenzi che in corrispondenza delle proprie fortune imprenditoriali, i due amici, Priolo Gianni e Bagalà Pino, avessero cominciato a fare investimenti immobiliari».

Questa circostanza, scrivono dall’antimafia, «appare ampiamente documentata nella nota del 1 luglio 2014 del Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria Gico con particolare riferimento a Bagalà Giuseppe classe 57, rispetto al quale la polizia giudiziaria documenta come le movimentazioni patrimoniali effettuate, anche in giovane età, fossero assolutamente incongruenti rispetto ai propri redditi di allora. Del resto, già nell’indagine denominata Bucefalo a carico di Annunziata Alfonso è stato accertato come molte delle aree dove Bagalà operò acquisti e vendite immobiliari fossero sotto il controllo e la diretta influenza dei Piromalli ed in particolare di Pino Piromalli classe 45».

E qui i magistrati sottolineano le capacità dei Piromalli in ambito criminale-imprenditoriale.
«A tale ultimo proposito, sin d’ora è bene evidenziare come dagli atti di questa indagine emerge l’illuminata strategia dei Piromalli nell’ambito degli investimenti patrimoniali. Costoro – sottolineano i magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria – piuttosto che taglieggiare i singoli imprenditori (seppure in una prima fase l’approccio è stato certamente di tipo squisitamente predatorio, tramite riscossione della tangente), hanno stretto società di fatto con essi, consentendo a soggetti senza nessuna provvista o patrimonio familiare di arricchirsi e diventare realtà economiche anche di rilievo nazionale, avendo in cambio il duplice vantaggio patrimoniale di riciclare i proventi delle attività illecite gestite e dall’altro di controllare interi settori economici. Bagalà, Pino e Gino in particolare, che da poco più di semplici muratori, diventeranno imprenditori edili di livello nazionale».