Ora tra i cittadini onorari di Gioia Tauro c’è anche una santa. L’idea di conferire la cittadinanza onoraria a madre Teresa di Calcutta risale a diversi anni addietro, allorquando il regista gioiese Nick Nostro, deceduto nel 2014, prese carta e penna e ne inoltrò la proposta, poi accettata, agli amministratori dell’epoca.
Se vogliamo, oggi c’è un motivo in più per guardare alla valenza socio-religiosa e culturale di quella idea di Nostro, il quale fu un appassionato cultore della figura di madre Teresa.
Nell’interessante articolo del priore di Bose, Enzo Bianchi, pubblicato stamattina da Repubblica, viene ampiamente tracciato lo spirito dell’opera di questa piccola grande donna, che meritò, tra gli innumerevoli riconoscimenti, anche il Premio Nobel per la Pace.
«Credo che madre Teresa – ha scritto Bianchi nel suo pezzo – abbia insegnato alla Chiesa, e ancor più alla società, alla nostra società stordita dal benessere raggiunto o agognato, che ciò che conta è restituire umanità a ogni essere umano, avvicinandosi concretamente e restare vicino a chi è nel bisogno, ricollocarlo nel posto che gli spetta di nostro fratello o sorella, ripetergli con i gesti, prima ancora che con le parole, che la sua vita è preziosa…».
Un esempio davvero luminoso, quello di madre Teresa, che anche in sede locale, volendo, potrebbe avere effetti benefici. Infatti, oltre alla già istituzionalmente decretata appartenenza civica, la comunità gioiese adesso si trova di fronte alla sfida di natura spirituale e pastorale. L’auspicio è che la città – a partire dalla sua dimensione ecclesiale – sappia rilanciare un progetto capace di recuperare la varietà delle marginalità sociali.




