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Il comitato Fiume chiede l’azzeramento del cda della Iam

Dopo le notizie relative all'inchiesta della Procura di Potenza

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il depuratore

Riceviamo e pubblichiamo:
Il Comitato Quartiere Fiume prende atto delle notizie riguardo le indagini in corso avviate dalla Procura di Potenza che interessano, fra l’altro, lo smaltimento illecito di rifiuti provenienti dalla Val d’Agro e smistati illecitamente in Calabria di cui 26.000 (ventiseimila) tonnellate presso l’impianto gioiese di depurazione della IAM.

Alla luce di quanto starebbe emergendo dall’inchiesta, questo Comitato si dice ulteriormente preoccupato per l’impatto ambientale che potrebbe esserci stato dallo smaltimento di questi rifiuti pericolosi.

Restiamo maggiormente preoccupati considerando che;
– l’azienda succitata IAM ha sempre sostenuto e rassicurato questo Comitato e la popolazione gioiese che il materiale che veniva stoccato e trattato fosse a norma e non inquinante (semplicemente percolato ci hanno più volte tenuto a precisare) come risultava dai documenti di viaggio dei bottini e che per contro la stessa IAM procedeva ad analizzare. A suo parere ciò che veniva analizzato corrispondeva a ciò che era riportato sui documenti di trasporto.

– La magistratura locale, nonostante i controlli e i prelievi che dimostrano la presenza di cadmio superiore alla norma, abbia dapprima sequestrato e poco dopo dissequestrato la famigerata 4a linea del depuratore sulla base di una semplice intensificazione dei controlli a posteriori.

Per tanto ad oggi le nostre richieste rimangono immutate, semmai rinforzate da quanto sta emergendo. Pretendiamo, ormai dal 1997, chiarezza e ad oggi tale chiarezza è dimostrabile solo interloquendo con una nuova amministrazione della società IAM.

Continuiamo a chiedere quindi le dimissioni dell’Amministratore Delegato della società IAM, Dott. Domenico Mallamaci e l’azzeramento contestuale di tutto il Consiglio di Amministrazione.

A questo punto, attestando che secondo le analisi i bottini trasportavano ciò che dichiaravano, si chiede l’azzeramento del laboratorio all’interno della IAM che mai si accorse, pur analizzando, di questo “scambio di codici di materiali pericolosi”.

Continuiamo a pretendere che l’impianto funzioni esclusivamente per il trattamento delle acque reflue provenienti dai comuni della Piana e che venga definitivamente chiusa la “4° linea” impedendo così l’arrivo di qualsivoglia “bottino”.

Chiediamo, infine, che l’Ente Comune, partecipante all’interno del CdA della IAM sia in grado di fornirci dovute spiegazioni relative al mancato controllo o eventualmente, e nemmeno lo vorremmo mai pensare, alla compiacenza nello smaltimento di tali rifiuti pericolosi.

Il Comitato è fiducioso che la magistratura potentina in primis e quella locale in seguito riescano a fare luce su questo ennesimo scandalo ambientale, rimane in attesa di eventuali sviluppi e prosegue la battaglia avviata da tempo e giunta stavolta sino a Potenza.