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«Il mio viaggio da incubo con Ryanair». La disavventura di una gioiese con la compagnia low cost

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GIOIA TAURO – “Noi i disabili non li accettiamo. Te ne puoi ritornare in clinica”. Sono queste le parole che si è sentita dire Valeria Papalia, trentunenne gioiese, madre di quattro gemelle, dalla compagnia aerea Ryanair che non voleva farla salire a bordo, dopo un importante intervento chirurgico.

Proprio così. Valeria era andata a Bologna per operarsi urgentemente a entrambe le gambe.

E’ giovane Valeria, ma ha avuto due parti gemellari e un grave problema alle ginocchia. L’intervento che ha subito, il primo realizzato in Europa e il terzo nel mondo con le cellule staminali e membrane amniotiche, l’ha costretta per qualche tempo a non poter camminare.

Per tornare a casa dopo l’operazione ha prenotato due posti in più sul volo Bologna – Lamezia della Ryanair. Valeria al momento dell’acquisto ha spiegato ai responsabili della compagnia che avrebbe dovuto tenere le gambe distese e in tensione. Le hanno risposto che “sarebbe bastato premere un pulsante una volta arrivati in aeroporto e si sarebbe attivata in automatico l’organizzazione per l’assistenza”.

Ma così non è stato: Valeria è arrivata in ambulanza all’aeroporto, dopo cinque ore di operazione e lo stress che il dolore e l’anestesia le hanno inevitabilmente provocato. Nonostante le rassicurazioni ricevute, ad aspettarla c’era solo una sedia a rotelle.

«Non essendo in grado di piegare le gambe per me la situazione si è rivelata subito complicata. – ha raccontato Valeria – Sebbene sia io che mio padre avessimo spiegato chiaramente quali fossero le mie esigenze, i responsabili del volo hanno fatto molti problemi ignorando che avevo acquistato dei posti in più per superare ogni tipo di ostacolo».

Sarebbe bastata una barella per portarla dall’ambulanza sul’aereo ma la compagnia irlandese si è totalmente disinteressata della questione.

«Mi è stato detto che me ne potevo tornare in clinica perché non mi avrebbero accettata, ero stanca, sofferente, stremata dal caldo, – ha aggiunto la ragazza gioiese – e loro non dimostravano nessuna disponibilità o sensibilità nei miei confronti. Continuavano a ripetermi che non potevo salire su quel volo. Raccontare ciò che è successo non rende davvero l’idea. Mio padre e mio marito non sapevano come fare, era come parlare contro un muro».

Il problema si è risolto solo grazie ad un’intuizione del padre di Valeria che ha acquistato un set di lenzuola dall’ambulanza e le ha sistemate sulla sedia a rotelle in modo da riuscire a tenere le gambe di sua figlia in tensione e poter porre fine a quella che si era trasformata in una lunga tortura.

I capricci della compagnia aerea irlandese sono costati sofferenza e anche molto denaro a Valeria che ha pagato una tariffa extra all’ambulanza per la sosta prolungata all’aeroporto.

«Mi avevano detto di arrivare con molto anticipo per salire per prima sull’aereo e potermi sistemare al meglio. – continua il racconto della ragazza – Ho seguito le loro indicazioni ma non è servito a nulla, sono stata l’ultima a prendere posto dopo infinite discussioni. Ero stremata. Grazie a Dio tra un mese starò bene, – ha concluso – ma tutte quelle persone che hanno problemi più gravi del mio è giusto che ricevano un trattamento del genere? Ero impotente di fronte a tanta meschinità. Non ho parole».

La giovane mamma gioiese è arrivata a casa stanca e incredula. Il giorno dopo è stata colpita da un ulteriore malore dovuto allo stress subìto in aeroporto. Era stata previdente e meticolosa nel segnalare con precisione tutto ciò di cui aveva bisogno e si è dovuta ugualmente scontrare con l’insensibilità della burocrazia e della compagnia aerea che le ha lasciato un’amarezza senza eguali.

Eva Saltalamacchia