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Palmi, “La notte dei desideri: quando il Liceo Classico si accende di vita”

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Se avessero detto alla studentessa liceale che sono stata un tempo che ci sarebbe stata
un’epoca in cui le aule della mia scuola sarebbero state aperte fino a tarda notte e
trasformate in un caleidoscopico palcoscenico di rappresentazioni, letture, quadri animati e
brani musicali, avrei scosso il capo e cassato la profezia come impossibile.
“Ai miei tempi”, la scuola era un luogo in cui studiare soltanto, con diligenza e rigore,
lasciando fuori da quelle mura creatività e talento, doti che, lungi dall’essere considerate
una distrazione dallo studio, costituivano invece il naturale completamento dell’essenza
della giovanile humanitas, a cui avrebbe dovuto essere tributata ben altra dignità.
Da qualche anno (undici, per l’esattezza), quella cortina è stata abbattuta e la Notte
Nazionale del Liceo Classico è stata l’ariete che ha tracciato la breccia attraverso cui cultura
classica tradizionale e società contemporanea hanno iniziato ad incontrarsi e a dialogare,
beneficiando l’una della commistione dell’altra: la cultura classica si è rivitalizzata,
lasciandosi scoprire non così polverosa o ammuffita, come qualcuno ancora la etichetta,
mentre la società contemporanea si è riconosciuta in pensieri e strutture, che il decorso del
tempo non ha mai cancellato.
La Notte Nazionale del Liceo Classico è una manifestazione nata nel 2015 nel Sud Italia,
dove la cultura classica non ha mai vissuto in penombra. Ne è stato ideatore e promotore
Rocco Schembra, all’epoca docente di latino e greco presso il Liceo Classico “Gulli e
Pennisi” di Acireale, oggi ricercatore e docente presso l’Università degli Studi di Torino e
coordinatore di quel virtuoso progetto, che nel corso degli anni è cresciuto
esponenzialmente, arrivando a coinvolgere, per la XII edizione, svoltasi il 27 marzo di
quest’anno, oltre 380 licei italiani e 30 scuole di diverse nazioni, sparse un po’ in tutta
Europa.
La struttura organizzativa della Notte dei Licei è semplice, ed è questa la sua carta vincente:
il Comitato Organizzativo Nazionale sceglie un tema, ne imposta le linee guida, individua
una data unica per tutti i partecipanti, in cui far svolgere le attività programmate dai Licei in
contemporanea, dalle ore 18,00 alle ore 24,00.
Unica la locandina, unico l’avvio, unica la conclusione: fra i due apici “la promozione della
cultura classica (greca e latina,) nonché la valorizzazione del curricolo del Liceo Classico

in tutta la sua complessità e versatilità”, attraverso rappresentazioni, letture animate,
concerti, mostre, degustazioni, incontri con autori, lasciate alla libera interpretazione dei
partecipanti. Indefettibile una condizione: protagonisti sono gli studenti, i quali ricoprono un
ruolo significativo in questa maratona culturale, svelando i talenti di cui sono dotati,
dimostrando così di essere padroni e tedofori di quella cultura classica che li plasma nel loro
percorso scolastico.
Non senza emozione, ho partecipato all’ultima edizione della Notte del Liceo Classico “N.
Pizi” di Palmi, in cui il tema scelto, “Homo sum”, è stato magistralmente declinato dalle
studentesse e dagli studenti delle dieci classi che compongono la piccola, ma attiva realtà
scolastica locale.
Una scuola viva e vivace, pullulante di bella gioventù in ogni sua aula e presidiata da un
partecipe e sorridente corpo docente, ha accolto gli ospiti del convivio culturale:
rappresentanti delle istituzioni, familiari, amici. Tutti pronti ad un’esperienza immersiva che
ha trasportato dal mito alla rappresentazione, approdando sulle sponde della letteratura e
dell’arte, supportata da coreografie ed esibizioni musicali contemporanee, in una virtuosa
fusione, in cui antico e moderno non sono mai apparsi in contrapposizione, ma
complementari.
Non è stato, tuttavia, solo un momento celebrativo, ma anche occasione di riflessione e di
meditazione sull’essenzialità del ruolo educativo e formativo della scuola e della cultura
classica, in particolare. Al di là di ogni ridondante retorica, gli studi classici plasmano le
menti e forgiano la personalità di coloro che li vivono nella quotidiana realtà scolastica.
Latino e greco non sono uno strumento per veicolare dotte citazioni, ma mezzo per affinare
il gusto per la ricerca e l’approfondimento, per alimentare la curiositas, per non fermarsi a
ciò che è apparenza, ma a scavare in profondità, fino a cogliere l’aspetto più recondito delle
cose, esattamente come quando davanti ad una versione, si va alla ricerca di quell’unico
vocabolo che assegna il giusto significato alla frase.
Questa è la forma mentis di cui spesso si parla, ma di cui non si comprendono fino in fondo
ampiezza e portata.
E ieri, davanti a quella bella gioventù che dispiegava con naturalezza e consapevolezza i
propri talenti, si profilavano in filigrana le immagini di futuri uomini e donne, destinati non
dal Fato, ma dall’impegno e dalla volontà a plasmare il futuro e ad esserne anche speranza
di miglioramento.
E come in un ciclo ininterrotto, per un momento ho rivissuto quei sogni, quelle attese e
quelle speranze, comuni ad ogni adolescente, che sono stati anche i miei.
Ma è stato solo un attimo!
Gli adulti, nella Notte Nazionale del Liceo Classico, fanno da tappezzeria, perché al centro
della scena, “nella notte dei desideri” ci sono loro e solo loro: le piccole, grandi e variegate
stelle che illuminano il firmamento della vita.