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Gioia Tauro, otto container sotto sequestro diretti in Israele

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Dopo le segnalazioni circolate nei giorni scorsi riguardo al presunto transito di container sospetti destinati a Israele, la situazione al porto di Gioia Tauro registra oggi un importante sviluppo. USB e Orsa Porti, tramite un loro delegato, hanno partecipato a un confronto ufficiale con i responsabili dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza, incontro reso possibile – si legge nella nota – grazie all’impegno della deputata Anna Laura Orrico.

Durante la riunione, avvenuta all’interno dell’area portuale, le autorità competenti hanno confermato di essersi attivate tempestivamente a seguito delle segnalazioni ricevute, procedendo al blocco dei container e all’avvio delle verifiche sul contenuto. Al momento risultano otto container posti sotto controllo doganale, contenenti barre d’acciaio la cui natura è oggetto di ulteriori accertamenti tecnici già richiesti.

Secondo quanto riferito, i primi controlli sarebbero coerenti con gli elementi che avevano motivato l’allerta lanciata dal movimento BDS, che aveva sollevato dubbi sulla possibile natura militare dei materiali. L’aspetto centrale da chiarire riguarda infatti la tipologia dell’acciaio trasportato: se dovesse trattarsi di acciaio balistico o di leghe destinate a impieghi militari, il transito ricadrebbe nell’ambito della legge 185/90, che disciplina l’esportazione e il transito di armamenti e prevede limiti stringenti – fino al divieto – verso Paesi coinvolti in conflitti armati, come Israele.

USB e Orsa Porti, nella loro nota, ribadiscono una posizione netta: “Il porto di Gioia Tauro non può essere utilizzato come snodo logistico al servizio della guerra. Non può essere consentito che infrastrutture civili vengano piegate a traffici che alimentano morte, distruzione e instabilità”. I sindacati annunciano inoltre che la mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, anche in vista dell’arrivo di nuove navi, chiedendo piena trasparenza, rispetto delle norme e tutela dei lavoratori e del territorio.

La vicenda, che nelle ultime ore ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico, resta dunque aperta. Le verifiche tecniche in corso saranno decisive per stabilire la natura dei materiali e la loro compatibilità con la normativa vigente. Nel frattempo, il porto di Gioia Tauro si conferma ancora una volta un nodo strategico non solo per l’economia, ma anche per le delicate dinamiche geopolitiche del Mediterraneo.