mercoledì, 11 Marzo, 2026
12.6 C
Palmi
Home Politica Amministrative 2026, la provincia verso il voto: a Reggio la sfida più...

Amministrative 2026, la provincia verso il voto: a Reggio la sfida più delicata si gioca dentro la Lega

0
108

Nei prossimi mesi la provincia di Reggio Calabria entrerà in una stagione elettorale che ridisegnerà il volto di molte comunità. Dalla Piana alla Locride, diversi comuni torneranno alle urne per scegliere i propri sindaci. È un passaggio che, come spesso accade, racconta molto più di una semplice scadenza amministrativa: misura equilibri, ambizioni, rapporti di forza. Eppure, per quanto diffuso sia il mosaico dei territori coinvolti, è inevitabilmente Reggio Calabria a concentrare lo sguardo. Qui si aprirà la partita più complessa, quella che dovrà indicare il successore di Giuseppe Falcomatà e che, per peso politico e simbolico, finirà per influenzare anche gli assetti dell’intera provincia.

Nel centrosinistra il percorso appare tracciato: la scelta delle primarie come metodo per individuare il candidato è un segnale di apertura e di continuità con una tradizione ormai consolidata. Sul fronte opposto, invece, il centrodestra si muove in un terreno molto più accidentato. Al centro di questo terreno c’è la Lega, attraversata da settimane da tensioni che non sono più soltanto sussurrate.

La scena politica reggina ha assistito, negli ultimi mesi, a un ritorno sempre più visibile: quello di Giuseppe Scopelliti. L’ex sindaco ed ex governatore della Calabria ha ripreso a frequentare iniziative, incontri, tavoli politici. Una presenza che, per alcuni, rappresenta un valore aggiunto; per altri, un elemento di disturbo.

Il punto di rottura è arrivato con l’evento “Reggio riparte dal lavoro – 1.000 occupati, nessuno escluso”. Un progetto ambizioso, ma anche un dettaglio che ha pesato più di ogni parola: l’assenza dei vertici della Lega reggina. Non c’erano il commissario provinciale Giuseppe Mattiani, né Armando Neri, né la commissaria regionale Valeria Sudano. Non c’erano altri dirigenti, né amministratori vicini al partito. Una scelta che, letta in controluce, ha assunto il valore di un messaggio politico chiaro: prendere le distanze, senza proclami o polemiche, ma con un gesto che parla da sé.

Secondo diverse ricostruzioni interne, la Lega non avrebbe gradito né il metodo né il merito dell’iniziativa. Troppo personalistica, troppo scollegata dal percorso del partito, troppo “Scopelliti-centrica”. E soprattutto, troppo ingombrante in una fase in cui la Lega sta cercando di consolidare una propria identità territoriale.

Al centro di questa dinamica c’è Giuseppe Mattiani, commissario provinciale e figura in forte ascesa dentro il partito. Mattiani rivendica un lavoro costruito negli anni, spesso lontano dai riflettori: l’avvicinamento di amministratori locali, la crescita della Lega nella provincia, il risultato personale ottenuto alle regionali. Un risultato che, non a caso, è stato molto superiore a quello di Franco Sarica, candidato sostenuto proprio da Scopelliti.

È qui che la vicenda assume i contorni di una partita politica più ampia: da un lato un dirigente giovane, radicato, che ha costruito consenso sul territorio; dall’altro un ex governatore che torna sulla scena con il peso della sua storia e delle sue reti. Due visioni, due metodi, due modi di interpretare il ruolo della Lega a Reggio.

A rendere il quadro ancora più complesso ci sono le voci che circolano negli ambienti politici. Si parla di un corteggiamento nei confronti di Mattiani da parte del generale Roberto Vannacci, oggi fuori dalla Lega. Altri rumors evocano un possibile ritorno alle origini in Forza Italia, il partito in cui Mattiani è cresciuto politicamente. Ipotesi che, seppur non confermate, raccontano il peso che il commissario provinciale ha saputo conquistarsi negli equilibri del centrodestra reggino.

In questo scenario, eventuali movimenti di Mattiani potrebbero aprire la strada a ritorni clamorosi e rimescolare completamente il quadro politico in vista delle amministrative.

In mezzo a queste tensioni, il ruolo del sottosegretario Claudio Durigon appare centrale. Sarà lui a dover ricomporre le fratture, tenere insieme le diverse sensibilità e guidare il partito verso acque meno agitate. Una scelta che non potrà prescindere dalla gestione del rapporto con Scopelliti e dalla definizione del ruolo di Mattiani.

Intanto, l’ex sindaco continua a ribadire di non essere interessato a candidature né a tessere di partito, ma di voler offrire un contributo “esterno” al centrodestra. Un contributo che, però, secondo alcuni dirigenti leghisti, dovrebbe trovare forme diverse e meno invasive.

Le prossime settimane diranno se la Lega riuscirà a trovare un equilibrio o se la frattura interna finirà per condizionare l’intera partita del centrodestra. Una partita che, inevitabilmente, avrà ripercussioni non solo sulla città capoluogo, ma sull’intera provincia che si prepara a tornare alle urne.