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Peregrinatio della reliquia della “Terra del Transito” di San Francesco d’Assisi nella Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi dal 16 al 19 Marzo 2026

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Dal 16 al 19 marzo prossimo, la nostra diocesi di Oppido Mamertina –  Palmi, accoglierà la peregrinatio della reliquia della “Terra del Transito” di San Francesco d’Assisi, che i Frati Minori di Calabria, in occasione dell’Ottavo centenario della morte del Santo Poverello, avvenuta il 3 ottobre 1226, hanno voluto organizzare per donare alla Calabria, che è stata una delle prime regioni d’Italia ad accogliere la grande testimonianza evangelica francescana, proveniente dall’Umbria, fin dalle sue origini.  La Calabria, infatti, è stata una delle prime dodici province, del nascente Ordine dei Frati Minori, ripartite dal Capitolo Generale della Porziuncola nel 1217.  Una Provincia arricchita subito dalla presenza di conventi e di frati e, soprattutto, pochi anni dopo, nel 1227, arricchita dal sangue dei suoi primi sette martiri, uccisi a Ceuta in Marocco: fra Daniele dei Fasanella di Belvedere Marittima e dei suoi sei confratelli Samuele Giannitelli, Angelo Tancredi e Donnolo Orinaldi, tutti e tre da Castrovillari, Leone Somma e Nicola Abenante da Corigliano Calabro e Ugolino da Cerisano.

La celebrazione dell’ottavo centenario del transito di San Francesco, conclude il quadriennio 2023 – 2026, che è stato considerato come un unico Centenario Francescano e che ha compreso gli ultimi anni fondamentali dell’esperienza del Poverello di Assisi.

Abbiamo iniziato con l’anno 2023, durante il quale sul tema Tu sei la gioia abbiamo celebrato l’ottavo centenario dell’approvazione della Regola francescana da parte del Papa Onorio III, avvenuta il 29 novembre del 1223, con la bolla “Solet annuere”. La Regola è il documento garanzia di custodia e fedeltà per consentire alla fraternità, di seguire il Vangelo alla lettera, di vivere in povertà, di custodire il carisma di Francesco e di portarlo avanti. Una celebrazione che ci ha consentito di conoscere di più la grande famiglia francescana, di promuovere e rinsaldare la comunione e la fiducia reciproca, di riscoprire l’importanza di pensare insieme e di aprire nuovi cammini evangelici che ci permettano di diventare una fraternità aperta, sinodale e in uscita.

Nello stesso anno 2023 abbiamo celebrato l’ottavo centenario del Natale di Greccio, voluto da Frate Francesco a Greccio, la notte di Natale del 1223, dove volle vedere con i suoi occhi la povertà in cui Gesù nacque, per farci conoscere la bellezza di un Dio che, per amore, con la sua incarnazione, ha voluto condividere la nostra condizione umana e ci ha fatto riconsiderare la concretezza dell’Incarnazione, cioè la semplicità, e l’umiltà del figlio di Dio.  

Abbiamo continuato nell’anno 2024, sul tema Tu sei amore con le celebrazioni dell’ottavo centenario dell’impressione delle Stimmate, che Frate Francesco ha ricevuto sul monte della Verna, dove stava facendo un ritiro spirituale di digiuno e preghiera, insieme a Frate Leone, il 17 settembre del 1224, e abbiamo potuto fare  memoria dell’impressione dei segni dell’Amore Crocifisso al nostro Serafico Francesco, che sono la sintesi visiva della sua vita animata dall’unico desiderio di trasformarsi in Cristo, per la sovrabbondanza del suo amore.

Poi, l’anno scorso 2025, sul tema Tu sei bellezza  intrecciati alle celebrazioni dell’anno Santo 2025, Giubileo della Speranza, indetto dal Santo Padre Papa Francesco, le celebrazioni dell’ottavo centenario del “Cantico delle creature”, o “Cantico di Frate sole”, un inno di lode e ringraziamento a Dio, che frate Francesco ha composto nella primavera del 1225, mentre, quasi cieco, trascorreva un periodo travagliato dai dolori a causa delle sue malattie, in una capanna fatta di frasche, accanto al Monastero di San Damiano. Un inno dove Francesco, profeticamente e poeticamente, è riuscito a cogliere la presenza del Creatore e le meraviglie del creato. Un inno oggi attuale più che mai che ci invita ad aver cura di questa nostra casa comune, dove siamo tutti interconnessi. In Inno che sottolinea, ancora una volta, l’importanza del perdono e della pace, con la significativa strofa: “Laudato si’ mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore…”.

Infine l’anno 2026, che stiamo vivendo, sul tema Tu sei la nostra speranza, con le celebrazioni dell’ottavo centenario della Pasqua di San Francesco, del suo transito alla vita eterna, avvenuto la sera del 3 ottobre 1226, accanto alla Chiesa Santa Maria degli Angeli nella Porziuncola ad Assisi. Francesco accoglie la morte cantando perché ha capito che essa è il tramite che ci permette di incontrare Dio. Per questo la morte di Francesco d’Assisi, che il Santo chiama “sorella”, è conosciuta anche come “transito”, dal latino “transitus”, che significa passaggio, non rappresenta la fine, ma il passaggio dalla vita terrena alla vita eterna del Cielo. San Francesco, infatti, la morte corporale la intendeva come la sua Pasqua, il passaggio da questo mondo terreno al mondo della vita eterna dove poteva incontrare il “Padre nostro che è nei cieli”.

Questi sono stati, in sintesi, i cinque centenari francescani che ci hanno accompagnato negli anni scorsi e, certamente, continueranno ad accompagnarci nei prossimi anni, tanto forte e significativa è stata la forza spirituale e carismatica che li ha promossi e sostenuti.

Quest’anno 2026, le celebrazioni dell’ottavo centenario della Pasqua di Francesco, saranno, tra l’altro, arricchite da tre iniziative straordinarie e uniche come l’ostensione straordinaria delle spoglie mortali del Santo, conservate nella Basilica di San Francesco ad Assisi, che offriranno ai fedeli un’occasione unica di preghiera e venerazione, dal 22 febbraio al 22 marzo.  Come un Anno Giubilare Francescano indetto per l’occasione da Papa Leone XIV, estendendolo non solo a qualsiasi chiesa conventuale francescana o luogo di culto in ogni parte del mondo intitolato a San Francesco o ad esso collegato per qualsivoglia motivo, riconoscendolo ufficialmente come Chiese Giubilari. Per tutto l’Anno Giubilare queste Chiese saranno luogo nel quale i fedeli potranno beneficiare dei doni spirituali propri del Giubileo, tra cui la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria, secondo le disposizioni della Chiesa. Come la Peregrinatio della reliquia della “Terra del Transito”, di San Francesco d’Assisi. La terra sulla quale fu adagiato Frate Francesco, come suo desiderio, “nudo sulla nuda terra”, come ha riportato Tommaso da Celano, sulla “Vita Prima”. Una reliquia con la “Terra del transito” prelevata da una botola collocata dietro l’altare nella Cappella del Transito che è stata raccolta in una piccola teca, che arriverà fino a noi e in tutte le altre diocesi della Calabria.

            Non possiamo però ridurre la vita e l’esperienza spirituale di San Francesco agli ultimi quattro anni della sua vita, anche se sono stati anni forti e significativi spiritualmente ed umanamente e ci stanno facendo conoscere la grande santità del Poverello di Assisi, ma dobbiamo fare memoria di tutta la sua vita e, soprattutto, di quella parte che ha segnato fortemente il suo percorso terreno.  Ed allora non possiamo non citare quegli episodi che lo hanno portato pian piano a convertirsi e a scoprire la chiamata di Dio e la sua vocazione.

            Francesco figlio di Pietro di Bernardone dei Moriconi e madonna Pica Bourlemont, nasce ad Assisi tra il 1181 e il 1182. Siccome il padre in quel periodo era in Francia per motivi di lavoro, perché era un ricco commerciante di stoffe, la madre lo battezza con il nome di Giovanni, ma il padre, rientrato dal suo viaggio in Francia,  lo chiamò Francesco. A vent’anni, incoraggiato dal padre che voleva diventasse cavaliere, si arruola come soldato nella guerra tra Assisi e Perugia, ma alla fine del 1203, dopo la disfatta subita dagli assisiani a Collestrada, viene fatto prigioniero. Dopo un anno di prigionia viene liberato su pagamento di un riscatto, da parte di suo padre.  Nel 1204, dopo un lungo periodo di malattia, decide di recarsi in Puglia, per combattere sotto la guida di Gualtiero di Brienne ma, giunto a Spoleto, in seguito ad una visione misteriosa, dove senti una voce chiedergli se gli fosse stato “più utile seguire il servo o il padrone”: alla risposta: “Il padrone”, la voce rispose: “E perché continui a seguire il servo”. Dopo questa visione, Francesco rinunciò al proprio progetto e tornò ad Assisi. Comincia così il graduale processo di conversione.  L’anno dopo, infatti, Francesco, lascia la compagnia degli amici e la vita spensierata che aveva condotto fino ad allora e comincia una vita più intensa di preghiera. È di quell’anno l’incontro con un lebbroso, che dopo un momento di repulsione, lo avvicina lo abbraccia e lo bacia. Francesco, poi, ricorda quell’incontro dicendo che dopo aver abbracciato il lebbroso, “ciò che gli sembrava amaro gli fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”. “E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo” e iniziò a dedicarsi al conforto e alla cura dei lebbrosi. 

Nel 1206, Francesco fa un Pellegrinaggio a Roma dove davanti a San Giovanni in Laterano incontra moltissimi poveri, ai quali da tutti i suoi soldi e poi dona i suoi ricchi vestiti e indossa quelli laceri di un povero. È la sua prima esperienza di povertà.  Ritornato ad Assisi va a pregare nella piccola e diroccata Chiesa di San Damiano, davanti ad un antico Crocifisso il quale, di fronte alla sua insistente domanda: “Signore cosa vuoi che io faccia”, gli dice “Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Pensando di dover restaurare le chiese diroccate, si mette subito a farlo con le tre chiesette di San Damiano, di San Pietro della Spina e della Porziuncola. L’anno seguente in forte contrasto con il padre, che non accetta la sua vocazione, Francesco, il 12 aprile, rinuncia all’eredità paterna spogliandosi pubblicamente davanti al Vescovo di Assisi, al Padre e a tanti altri cittadini di Assisi. Il Vescovo di Assisi Guido lo copre subito con il mantello.

Francesco, allora, lascia Assisi e va a Gubbio, dove, proprio fuori le mura, affronta un terribile lupo che getta il terrore tra gli abitanti della città. Riesce ad ammansire il feroce animale, semplicemente parlandogli. Francesco si cuce da solo una camicia di tela grezza, legata in vita da una cordicella a tre nodi, indossa dei sandali e rimane nei territori di Gubbio fino alla fine del 1207.

Il 14 maggio del 1209, festa di S. Mattia, nella Chiesetta  di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola, ascolta  il Vangelo della messa votiva degli Apostoli, (Matteo 10, 1-10) e matura in lui la vocazione evangelica e apostolica. Francesco esclama: “Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore”.

Nello stesso anno 1209  gli si raccolgono attorno i primi compagni, che vengono così a costituire embrionalmente il Primo Ordine Francescano. Il primo è Bernardo da Quintavalle, magistrato, seguito poi da Pietro Cattani, canonico e dottore in legge. A questi primi due discepoli si uniscono: Egidio, contadino, Sabatino, Morico, Filippo Longo, prete Silvestro, Giovanni della Cappella, Barbaro e Bernardo Vigilante e Angelo Tancredi. In tutto i seguaci di Francesco sono dodici, proprio come gli apostoli di Gesù.   La crescente fraternità è costretta a lasciare il tugurio di Rivotorto, e si trasferisce alla Porziuncola. Francesco compone una prima breve Regola e con i compagni si reca a Roma per averne l’approvazione, che gli viene concessa oralmente da Papa Innocenzo III, il quale conosce in Francesco il fraticello che, in un sogno che aveva fatto, sorreggeva la Basilica di S. Giovanni in Laterano che stava per crollare.

Mentre era a Roma per incontrare Papa Innocenzo, Francesco conosce Jacopa de’ Settesoli, una nobildonna romana, che, affettuosamente, chiama “Frate Jacopa”, perché la considera come un frate e che rimarrà sempre affezionata a Francesco e sarà presente anche durante il suo transito.

Qualche anno dopo nel 1212,  la nobile giovanetta diciottenne Chiara figlia del Conte Favarone di Offreduccio degli Scifi e di Ortolana Fiume, appartenenti ai nobili di Assisi, attratta dagli ideali di Francesco, ne segue l’austera vita di povertà e di penitenza, fugge alla Porziuncola, ove Francesco la consacra a Dio con il taglio dei capelli e la vestizione; dopo breve tempo la segue la sorella Agnese e poi l’altra sorella Beatrice e poi anche la Madre Ortolana: è l’inizio del Secondo Ordine Francescano. detto subito delle Povere Dame di S. Damiano, poi Clarisse, come sono chiamate ancora oggi.

Nello stesso anno 2012, Ad Alviano, per poter predicare al popolo, Francesco fa tacere le rondini e promette una regola di vita per coloro che vivono nel mondo, ma volevano imitare il suo esempio di vita evangelica. È la prima idea dei “Fratelli e delle sorelle della penitenza” che poi è diventato il Terz’Ordine Francescano. Tre anni dopo, nel 1215, Francesco scrive la “Lettera a tutti i fedeli”, che si può dire la “Carta fondamentale o riferimento spirituale” dei fratelli e sorelle della penitenza, progenitori spirituali dei francescani secolari, come dicevamo prima.

Nell’anno 2019 Francesco parte per recarsi in missione prima in Palestina, poi in Egitto, dove incontra il sultano al-Malik al-Kamil, ed infine in Marocco. Uno dei suoi viaggi lo porta fino al santuario di San Giacomo di Compostela in Spagna, ma è costretto a ritornare indietro per l’aggravarsi del suo stato di salute.

Nell’anno 1221, nella Piana di Santa Maria degli Angeli, Frate Francesco, celebra il famoso “Capitolo delle stuoie” al quale partecipano circa cinquemila frati e tra di essi Antonio di Padova, giunto apposta da Capo Milazzo in Sicilia dove era naufragato, di ritorno dal Marocco.

 Nello stesso anno con il Cardinale Ugolino, futuro Papa Gregorio IX, prepara il Memoriale propositi dei Fratelli e delle sorelle della Penitenza, ritenuta la prima regola dei Penitenti Francescani, poi Terz’Ordine Francescano, ora Ordine Francescano Secolare.

L’apostolato itinerante di Francesco, che insieme ai suoi Frati vive secondo la forma del santo Vangelo: “La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo”, suscita un vasto risveglio religioso nel popolo cristiano e uomini e donne, persone di ogni età e condizione sociale, corrono ad ascoltarlo. Francesco dà a tutti una regola di vita che indica la via della salvezza, a ciascuno secondo la propria condizione. Ci sono giovani che seguono il Santo diventando frati, donne che abbracciano la scelta di Chiara d’Assisi, a suo tempo conquistata dal carisma di Francesco; ci sono anche molti uomini e donne, che, non potendo diventare frati o monache, rimangono con le loro famiglie, ma chiedono a Francesco indicazioni per vivere secondo la forma del santo Vangelo. Sono i primi francescani secolari.

Tante altre cose si potrebbero ancora dire di Frate Francesco, del Poverello di Assisi, del Serafico Padre, del poeta Francesco, del giullare di Dio, dell’uomo fatto preghiera, dello stimmatizzato, di San Francesco d’Assisi, dell’Alter Christus, del Patrono d’Italia, del Patrono dell’ecologia…

Tante altre cose si potrebbero dire, ma dobbiamo concludere e lo facciamo con le parole del santo Padre Papa Leone XIV, il quale ci ha ricordato che San Francesco, con il suo saluto “Il Signore ti dia pace”, e con la sua vita piena di fede, speranza e carità operosa, continua a parlare ancora oggi, invitando ciascuno a farsi operatore di pace, aperto a Dio, agli uomini e al Creato. L’esempio del Santo, disarmato e amico di tutte le creature, rimane una guida preziosa per affrontare le divisioni e le sfide del nostro tempo.