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Polo DRI a Gioia Tauro: i dubbi e le richieste di trasparenza sul progetto per l’acciaio green di FILT-CGIL

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La discussione sull’idoneità del Porto di Gioia Tauro ad ospitare il polo DRI,
destinato a garantire l’approvvigionamento di preridotto per la produzione di acciaio
green si sta svolgendo, come spesso accade in Calabria, in modo confuso ed anche
sbagliato.
Che un grande porto come quello di Gioia Tauro abbia la capacità di avere
una simile produzione è fuori discussione, nessuno mette in discussione questo
aspetto.
Il porto è una delle più grandi infrastrutture del Mediterraneo che ha già in
passato dato prova di essere in grado di fare tanto altro oltre al trashpment.
Ma ci sono due questioni che ci lasciano perplessi e che andrebbero al più
presto chiarite.
La prima è relativa al fatto che l’impianto sia stato proposto a Gioia e alla
Calabria dopo che altri siti e le loro istituzioni cittadine e regionali hanno espresso un
parere negativo. E questo dimostra il modo di agire di questo Governo
nazionale rispetto alla Calabria che sembra destinata ad avere attività produttive che
altri scartano.
Il Presidente della Regione Calabria e i sindaci interessati non hanno
assolutamente posto questo problema al Governo abituati come sono soltanto ad
accettare qualsiasi proposta e non a proporre invece al Governo un piano serio e
strutturato di implementazione industriale, soprattutto incentrato sulla logistica, in
un’area dove queste caratteristiche sono evidenti e naturali.
Ovviamente, anche il fatto che le Organizzazioni sindacali sono state
completamente tenute all’oscuro da parte del Governo e della Regione evidenzia
anche la fretta e la volontà di non alimentare alcun tipo di discussione e di decidere
senza alcun contraddittorio.
Tuttavia è nella nostra storia e nel nostro costume dare giudizi di merito solo
quando siamo a conoscenza dei progetti.
E proprio per questo, il secondo elemento di critica è riferito a coloro che
esprimono un parere positivo senza avere una conoscenza del piano industriale,
dell’occupazione a breve e lungo termine, della capacità di creare economia nel
territorio, di come questo progetto possa essere legato ad altri elementi che possono
creare sviluppo nel territorio.
Ecco perché pensiamo che sia fuori luogo e sbagliata una discussione così
fatta.
Ed è per questo che a Governo e Regione chiediamo di convocare un tavolo
presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy con sindacati, imprenditori e i
sindaci per conoscere il piano industriale per potere esprimere un parere di merito
serio e approfondito.