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Tributi a Gioia: Cutrì risponde ad Altomonte e attacca Alessio

L'assessore accusa di "demagogia e populismo" il capogruppo del Partito democratico

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Daniele Cutrì
Daniele Cutrì

Riceviamo e pubblichiamo:
Quarantasei. Vale a dire gli avvisi di accertamento (sugli oltre 2300 fino ad ora notificati ai contribuenti) su cui insiste, al protocollo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia Tauro, una richiesta di annullamento od una istanza di riesame dell’avviso.

Cioè circa il 2% del volume di avvisi prodotti in queste settimane. Eppure, su un accertamento massivo così imponente, chiunque abbia a che fare con un lavoro della Pubblica Amministrazione definirebbe detta percentuale come trascurabile, in vista soprattutto delle risorse che una attività porta come frutto (negli avvisi relativi al 2010 oltre 300.000 euro ed il dato è in continua evoluzione).

Ed allora c’è chi, come il vice Presidente del Consiglio (persona tra l’altro del mestiere), parla, in modo forse troppo leggero, di regali di Natale, di spese di notifica a carico dell’Ente, e di costi marginali di una attività amministrativa facendoli passare come sprechi. Mentre sa che lo spreco si ha quando tutta l’attività amministrativa non raggiunge i suoi scopi funzionali. Però alla fine chiosa, probabilmente avendo a mente il suo ruolo istituzionale e suppongo anche quello di professionista del settore, che l’accertamento è una attività corretta, ma andrebbe fatto in altro modo. E si dimentica però di indicare quale, parlando di una generica distratta attività degli uffici preposti, e di un mancato controllo dell’organo politico.

Sarò ben lieto, qualora la consigliera Altomonte lo volesse, di dimostrargli un assunto sempre vero, se oggi o domani dovesse essere al mio posto nello svolgimento di un compito impopolare e delicato come quello dell’assessorato ai Tributi: a criticare una cosa fatta ci vuole un attimo, a farla e difenderla ci vogliono mesi di duro lavoro.

Ma fin qui, pur ritenendola una critica sproporzionata e dal vago sapore populista, potrei starci. Quello invece su cui non posso passare oltre è la critica (espressa diffusamente sui social network) che viene dal suo consigliere capogruppo, ex sindaco Aldo Alessio. Il quale dapprima afferma che la popolazione viene impoverita, poi che le cartelle sono pazze, inducendo un senso (così è parso a me, e così mi sono parse le reazioni di alcuni utenti sui social) se non addirittura un invito a non pagare. In ogni caso, un sicuro slogan, una levata da capopopolo contro gli sfruttatori che amministrano questa città.

Per farlo, non indugia neanche un secondo a contraddirsi: tra i motivi, infatti, che sono alla base della mozione di sfiducia al Sindaco, lo stesso denuncia una chiara incapacità nel gestire il problema della scarsa riscossione tributaria! Perciò incapaci perché non sappiamo fare incassi, e incapaci perché tentiamo di farli. Non sono ferrato sui concetti di demagogia e populismo, ma direi che questo comportamento ci va molto vicino, altro che giustizia sociale.

Da ultimo viene anche ribadito che taluni accertamenti sarebbero stati pagati ad una società terza (la Gioseta, mi domando perché né la consigliera Altomonte né il consigliere Alessio facciano quel nome) e che detto rendiconto non sarebbe mai stato trasmesso al Comune. Si tace invece, rigorosamente mi viene da dire, che questa Amministrazione, al contrario di altre tra cui quella proprio di Alessio, non ha creato società terze per il recupero dei tributi, ha anzi avviato una attività di indagine sui precedenti rapporti tra l’Ente e dette società terze.

Nelle more, si ritrova a pagare somme giusto all’Ideal Coop, che recentemente (sentenza 770 del 2015) si è vista riconoscere delle somme per servizi svolti e non pagati dalla Amministrazione Alessio, che proprio nel 1998 incaricava con Delibera di Giunta (n. 99 del 30 marzo) detta società per il servizio di accertamento dei tributi ICI.

E parliamo di importi che vanno oltre i 200.000 euro di solo imponibile, mica i cinque euro ed ottantotto della notifica degli avvisi. L’attività accertativa è onerosa. Non solo e non tanto dal punto di vista economico, come costo secco in sé. Ma soprattutto è onerosa perché impopolare, perché non piace alla gente e non da consensi. Ma è necessaria, sia per ragioni di equità sociale, che per ragioni più tecniche, di risanamento. La legge impone, per i tributi, che i versamenti siano conservati per cinque anni. Perché sia documentabile, all’atto di controllo da parte dell’Ente predisposto, che l’importo si sia versato.

Detto questo, nessuno dei funzionari dell’Ufficio Tributi sta aspettando i contribuenti col fucile spianato. Sono lì, per preciso indirizzo politico, per aiutare, collaborare con l’utenza e svolgere le loro mansioni senza alcuna arroganza.

Così come senza alcuna arroganza si è lavorato per mesi, su banche dati lacunose e software con vari problemi gestionali lasciati in eredità da chi oggi urla contro “le cartelle pazze”, ricavando una situazione il più possibile realistica. Nessuno chiede l’applauso per questo. Ma la città va avanti anche attraverso queste cose, nel rispetto della legalità e della persona umana.

E mi aspetterei anche, ove possibile, un rispetto dei ruoli. Non vedo nessun onore nell’ergersi a paladino di non si capisce quale pazzia dell’Amministrazione, dimenticando che il problema della riscossione tributaria è un problema che alcuni firmatari della mozione di sfiducia, già Amministratori, conoscono molto meglio di noi. E non lo hanno risolto.

L’Assessore ai Tributi
Daniele Cutrì