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Stasi: «L’attacco della Cgil sul Porto è strumentale»

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Antonella Stasi

GIOIA TAURO – «L’attacco della Cgil è strumentale perché si va a guardare il milleproroghe e non l’APQ fatto sei mesi fa». A sostenerlo è la vicepresidente della Giunta Regionale Antonella Stasi in un’intervista sul Porto di Gioia rilasciata a Sarah Faraone su Agenparl.it.

Qualche giorno fa la Cgil aveva parlato di un “castello di false promesse e bugie, edificato dal governo nazionale e dalla giunta Scopelliti che sta lentamente cadendo” e lamentato che il decreto milleproroghe contenesse solo cinque dei 18 milioni di di euro promessi per il porto di Gioia.

«Inizialmente i milioni erano venti – ha detto Antonella Stasi riferendosi ai fondi destinati a Gioia Tauro nel milleproroghe – ma poi col passare del tempo ne sono serviti di meno perché erano somme destinate al pagamento delle tasse di ancoraggio. Gioia Tauro ha attivato il decreto e ha iniziato a spendere dei soldi. Si sono resi conto che la cifra stanziata era sufficiente. Tant’è vero che l’importo serve a coprire tutto l’anno 2011».

Nell’intervista la vicepresidente ha ammesso i ritardi nell’attuazione dell’accordo di programma quadro da 459 milioni di euro, e li ha addebitati alle Ferrovie dello Stato: «Ci sono alcuni ritardi – ha dichiarato – che però non dipendono da noi e ma da Rfi, Ferrovie dello Stato. Tutte le procedure in capo alla regione Calabria e alle autorità portuali sono il linea con i tempi dati dall’Unione Europea».

Infine, secondo la Stasi gli attuali problemi del porto sono dovuti al mercato e non possono essere risolti dalle istituzioni locali e nazionali.«I due grandi clienti del porto di Gioia Tauro – ha detto – hanno mercati e logiche che prescindono dalle politiche del territorio. Uno ha abbandonato Gioia Tauro perché ha ritenuto più conveniente puntare verso altri porti, l’altro – ha concluso – ha deciso di restare e si è dimostrato aperto con le istituzioni regionali, ma sono logiche che prescindono dalle attenzioni del governo nei confronti dei porti».

Lucio Rodinò

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