Sanità calabrese, confronto acceso in Aula: Ranuccio e Falcomatà attaccano, Occhiuto difende la legge 21

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La seduta del Consiglio regionale dedicata alla proposta di legge n.21 si è trasformata in un momento di confronto intenso, quasi il ritratto plastico delle difficoltà che attraversano la sanità calabrese. Il provvedimento, presentato dai consiglieri Mattiani, Cirillo, Brutto, Giannetta, Caputo e Pitaro, nasce come misura straordinaria per garantire la continuità dei servizi sanitari attraverso l’impiego temporaneo di medici in quiescenza. Una risposta d’urgenza alla carenza di personale che mette a rischio reparti e presidi, soprattutto nelle aree interne.

Fin dall’inizio, l’Aula ha mostrato un clima carico di attese: nessuno ha contestato la necessità dell’intervento, ma le letture politiche e istituzionali sono state molto diverse.

Il presidente Roberto Occhiuto ha scelto un tono fermo ma conciliante, ringraziando maggioranza e opposizione per aver riconosciuto la necessità di un’azione condivisa. “Su temi come la sanità non dovrebbero esistere appartenenze politiche”, ha affermato, quasi a voler fissare un terreno comune prima di affrontare le critiche.

Ha ricordato che la legge non rappresenta una soluzione strutturale, ma un passaggio obbligato per evitare la chiusura di reparti essenziali, in attesa dell’emendamento al Milleproroghe che dovrebbe offrire ulteriore supporto alle Aziende sanitarie.

Quando il dibattito si è spostato sulle critiche del consigliere Giuseppe Falcomatà, Occhiuto ha scelto una linea diretta. “Non ho mai detto che la sanità calabrese vada bene”, ha ribadito, ricordando che la Regione è ancora terzultima nei LEA. Ma ha contestato l’idea che l’attuale governo regionale non stia intervenendo: “Abbiamo ereditato un sistema inefficiente, con una contabilità orale. Non è semplice rimettere ordine, ma oggi i conti sono più chiari”.

Ha citato casi emblematici, come l’Ospedale di Polistena e l’Hospice di Reggio Calabria, per evidenziare come molte criticità fossero presenti da anni e non siano nate durante l’attuale legislatura.

Occhiuto ha affrontato anche le osservazioni del consigliere Giuseppe Ranuccio, che aveva definito il provvedimento “illegittimo” e “la certificazione del fallimento del governo regionale”, pur annunciando il proprio voto favorevole per senso di responsabilità.

Il presidente ha respinto l’idea che la maggioranza stia trasformando un errore in un risultato da esaltare: “Nessuno qui sta celebrando. Stiamo affrontando un’urgenza. Senza questa norma, i direttori generali non avrebbero gli strumenti per garantire i servizi essenziali”.

Ha poi ricordato che la Calabria opera ancora in regime di commissariamento, condizione che limita la capacità legislativa del Consiglio: “Non è una legge ardita, ma necessaria. Fino a quando saremo commissariati, molte competenze non sono nelle nostre mani”.

Occhiuto ha difeso anche la scelta di ricorrere ai medici cubani, spiegando che senza il loro contributo alcuni pronto soccorso non avrebbero potuto garantire l’apertura. “Il problema del personale è nazionale. Per anni non sono stati fatti concorsi e molti medici sono andati in pensione senza essere sostituiti”.

Ha ricordato i bandi rivolti ai medici extra-UE e ai professionisti calabresi che lavorano fuori regione, sottolineando la necessità di soluzioni non convenzionali per affrontare una crisi strutturale.

Il presidente ha citato anche la situazione dell’ospedale di Polistena, raccontando la sua prima visita al pronto soccorso: “Quando ho visto i crateri sul pavimento, ho capito la gravità della situazione”. Ha poi ricordato i lavori di rifacimento già realizzati grazie alle risorse per la manutenzione straordinaria.

Rispondendo alle critiche sulla mancata istituzione della facoltà di Medicina a Reggio Calabria, Occhiuto ha chiarito che la competenza non è regionale ma del sistema universitario nazionale. “La Regione ha finanziato gli interventi necessari, ma l’offerta formativa la decidono i rettori”.

Il presidente ha chiuso il suo intervento con un invito alla collaborazione istituzionale, riconoscendo che la strada è lunga ma rivendicando i passi avanti compiuti: “La Calabria sta cercando di risolvere i suoi problemi sanitari. I progressi ci sono, anche se lenti. Non possiamo fare miracoli in pochi mesi, ma stiamo lavorando per un sistema più efficiente”.