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Palmi, l’odissea dei dializzati: “Nessuno si interessa di noi, i vertici della sanità ci hanno dimenticati”

Locali inadeguati, strumentazione ed assistenza carenti. Lunedì mattina i dializzati hanno dato vita ad una protesta simbolica

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Alcuni dializzati dell’ex ospedale di Palmi

Nella Calabria della sanità che fa acqua da tutte le parti, che non riesce a garantire l’assistenza ai suoi ammalati costringendoli ad una migrazione dai costi insostenibili, l’ultimo urlo di dolore – in ordine di tempo – arriva dai dialozzati del reparto dell’ex ospedale di Palmi.

Lunedì scorso i dializzati hanno dato vita ad una protesta, ritardando di mezz’ora l’inizio sel trattamento dialitico; lo hanno fatto per denunciare il disinteresse dei vertici sanitari regionali che li hanno abbandonati al loro destino, e per richiamare l’attenzione affinché chi ha il compito di intervenire, lo faccia in maniera tempestiva per risolvere i gravi problemi che attanagliano questo comparto sanitario.

«Questa forma di protesta – si legge in una nota stampa diramata dai dializzati di Palmi – potrebbe sembrare flebile a coloro i quali possono “permettersi il lusso” di incrociare le braccia ed interrompere la propria attività anche per giorni e giorni, ma per noi dializzati questo non è possibile perchè le nostre vite sono strettamente legate alla macchina, per cui il prolungamento della protesta effettuata sarebbe certamente fatale alle nostre già precarie condizioni di salute».

Il “cahier de doleance” sarebbe lungo e penoso, sono tante le negatività che i dializzati denunciano.

«La struttura che non veniva pitturata da più decenni è stata ripristinata grazie all’intervento della “Compagnia del teatro instabile palmese” in collaborazione con le maestranze della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Palmi – recita ancora la nota stampa – La stessa Compagnia, devolvendo interamente i proventi dei loro spettacoli, si è fatta carico anche di acquistare una bilancia pesapersone professionale della quale il reparto era sprovvisto. Ed in un settore come quello dei dializzati, laddove il peso è un elemento fondamentale su cui programmare gli interventi, i letti-bilancia non funzionano nonostante alcuni interventi che potremmo definire “pannicelli caldi”».

L’elenco continua con i condizionatori che o funzionano al massimo o non funzionano, con lenzuola macchiate e bucate che arrivano però stirate ed imballate, con un pavimento gruviera e finestre dalle quali filtrano micidiali spifferi per chi è costretto a stare immobile per ben quattro ore.

«In questo contesto il personale medico e paramedico fa quel che può per venire incontro alle esigenze dei pazienti – prossgue la nota – Ma a parte la gravosità di quanto sopra denunciato vi sono da evidenziare ulteriori e più gravi vessazioni. I pazienti che sono costretti a venire da centri dell’hinterland vengono rimborsati delle spese di viaggio dopo anni; quelli che sono intrasportabili e per i quali è fondamentale viaggiare in ambulanza, devono provvedere ad utilizzare quelle private con dei costi non indifferenti e non rimborsabili. E, si badi bene, un dializzato percepisce per la propria invalidità la somma mensile di circa 270 euro».

Difficoltà che si sommano a difficoltà, che rendono ancora più difficili le vite di chi si trova costretto a fare la dialisi.

«Dopo aver denunciato quanto sopra, ogni nostro commento sarebbe inutile e magari anche ritorcersi contro, perchè lo stile dell’esposizione potrebbe cambiare sino a provocare querele da parte di chi se ne frega altamente dei nostri bisogni e che magari potrebbe sentirsi pure offeso dai moti di rabbia ed esasperazione di chi già combatte per sopravvivere – termina la nota stampa – Si farà sentire qualcuno, Siamo certi di no. Ma se in chi guida la sanità calabrese esiste ancora un briciolo di sensibilità e di coscienza, saremo lieti di esserci sbagliati. Vero Commissario Scura? Noi, comunque, siamo lì e non ci muoviamo…. anche perchè non possiamo».