Gli ultimi giorni sono stati drammatici per la nostra Città, duramente colpita dal passaggio del ciclone Ulrike.
Alla Tonnara, a Pietrenere e a Scinà è iniziata la conta dei danni, mentre famiglie e operatori economici cercano di tornare alla normalità.
Esprimiamo apprezzamento e gratitudine verso quanti – volontari, operatori, forze dell’ordine, tecnici e cittadini – stanno lavorando senza sosta per ripristinare condizioni minime di sicurezza.
Un impegno che merita riconoscenza, ma che non può farci distogliere lo sguardo da problematiche più ampie, più volte invano da noi sollevate e che non possono essere più messe da parte.
Oggi, infatti, è arrivato anche il momento delle risposte.
Da anni si discute della fragilità della nostra area costiera, Tonnara compresa, e della necessità di interventi strutturali capaci di mitigare l’impatto di fenomeni meteorologici sempre più intensi.
Nulla è stato realizzato.
Il ciclone Ulrike non è un evento isolato: è l’ennesimo segnale di un cambiamento climatico che non può più essere sottovalutato.
Per questo riteniamo indispensabile riaprire con urgenza il confronto su ciò che è stato fatto e, soprattutto, su ciò che si intende fare.
In più occasioni abbiamo evidenziato alcune criticità legate al nuovo progetto di rifacimento del lungomare, anche sugli interventi che un progetto di questo tipo dovrebbe prevedere contro i marosi e a protezione di persone, cose e attività economiche.
Gli eventi di queste ore dimostrano quanto la questione sia delicata e quanto sia necessario impiegare le risorse pubbliche in modo lungimirante e adeguato.
Ad esempio, se fosse confermato l’utilizzo dei gabbioni previsti in progetto, secondo Noi non costituirebbero un argine efficace contro la forza del mare, mentre reputiamo altrettanto prioritario rivedere la gestione degli spazi di sicurezza e di emergenza, rispetto a scelte puramente estetiche.
Secondo Noi, sul punto, sarebbe opportuno fermarsi e rivedere le scelte operate.
Basterebbe prendere atto di come la violenta mareggiata ha spazzato via e ridotto i gabbioni presenti lungo il canalone realizzato nell’area ex Miami.
Non cerchiamo polemiche né strumentalizzazioni.
Come sempre, chiediamo confronto, trasparenza e responsabilità.
Chiediamo che la Tonnara non venga ricordata solo nei momenti dell’emergenza, ma che diventi finalmente oggetto di una pianificazione seria, partecipata e orientata alla prevenzione.
Perché non possiamo più permetterci di aspettare il prossimo ciclone per tornare a parlare di ciò che, da troppo tempo, è sotto gli occhi di tutti.
Oggi ci sono le risorse economiche che non possono essere utilizzate solo per ragioni estetiche, per piantare alberi e ridurre la carreggiata e i posteggi in nome di un progetto green che non tiene conto delle esigenze del territorio, degli abitanti, degli esercenti e dei fruitori dei lidi e della spiaggia.
Non accettiamo più i faremo, perché fenomeni atmosferici così violenti, non possono essere ancora considerati eventi imprevedibili.
Sta a noi, adesso, individuare le giuste soluzioni a carattere preventivo e precauzionale anche negli interventi che si propongono di migliorare l’assetto del territorio.
Chiediamo ancora con forza un incontro sui lavori in corso sul lungomare della Tonnara.
Con la speranza, questa volta, di ricevere risposta.
Il Movimento FARO





