Il 21 giugno 2012, il comune di Gioia Tauro aveva disposto la diretta streaming per la prima seduta della commissione giudicatrice, convocata per aprire le buste delle offerte relative all’affidamento della progettazione e all’appalto dei lavori che riguardavano lo sviluppo del waterfront, la realizzazione della piazza, la sistemazione del lungomare e la costruzione del parco urbano.
A distanza di 5 anni sa un po’ di presa in giro: secondo quanto sostiene l’antimafia, quell’appalto era già stato pilotato a monte, grazie all’intercessione di una dirigente comunale.
Per chi lavorava Angela Nicoletta: per il comune di Gioia Tauro o per l’azienda della famiglia Bagalà?
Se lo chiedono i magistrati delle procure antimafia di Reggio Calabria e Catanzaro che nella giornata di ieri hanno emesso il decreto di fermo. Tra i 35 fermati risultano anche la dirigente dell’ufficio Lavori pubblici della città del porto e suo fratello, l’ingegnere Pasquale Nicoletta detto Rocco.
Dalla ricostruzione effettuata dagli investigatori, viene fuori un quadro preoccupante sulla gestione degli appalti al comune di Gioia Tauro negli ultimi anni. Al centro di questo capitolo, corposo, dell’inchiesta dell’antimafia c’è proprio Angela Nicoletta. Dirigente del IV Settore Lavori Pubblici all’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia Tauro nonché presidente delle commissioni di gara degli appalti integrati del Water Front di Gioia Tauro, la Nicoletta per i magistrati avrebbe veicolato «informazioni riservate» e dato «suggerimenti tecnici indebiti – si legge nel fermo – tramite il fratello Pasquale, alle imprese facenti capo al cartello gestito da Bagalà Francesco cl. 77, al fine di agevolarle nella redazione dell’offerta tecnica.
In più circostanze, si occupava altresì, a richiesta del Bagalà Francesco cl. 77 per il tramite del fratello Pasquale, di differire i termini di consegna delle offerte ogniqualvolta l’associazione non fosse in grado di rispettare il termine di presentazione dell’offerta». Accuse pesanti quelle rivolte al tecnico comunale, considerata compartecipe dell’associazione mafiosa che avrebbe fatto capo ai Piromalli, così come suo fratello Pasquale.
Secondo i magistrati Pasquale Nicoletta «svolgeva la funzione di indispensabile interfaccia con la sorella, funzionale alla veicolazione da parte di costei di informazioni e suggerimenti indebiti relativi alla modalità di aggiudicazione dell’appalto dal punto di vista dell’offerta tecnica, ossia della realizzazione del progetto, permettendo al cartello di imprese impegnato nella turbativa di disporre di informazioni preziose per proporre soluzioni tecniche che avrebbero garantito l’aggiudicazione della gara, con chiara violazione del principio della concorrenza tra le imprese partecipanti; era comunque a disposizione dell’associazione, come ad esempio nell’occasione in cui, in concorso con un dipendente del comune di Gioia Tauro non identificato, otteneva la protocollazione della busta contenente l’offerta per la partecipazione alla gara del Lungomare di Gioia Tauro senza che questa fosse stata effettivamente depositata nel termine fissato alle ore 12 del 15 giugno 2012».
È la vicenda degli appalti per il water-front, milioni di euro di lavori che secondo la ricostruzione dell’antimafia, la dirigente comunale avrebbe pilotato in favore del gruppo Bagalà per il tramite di suo fratello.
Leggendo le carte dell’inchiesta si viene a conoscenza che i fratelli Nicoletta, Francesco Bagalà e altri imprenditori e tecnici «con mezzi fraudolenti e collusioni turbavano la gara avente ad oggetto i lavori “sviluppo water-front della città di Gioia Tauro» finanziati tramite i progetti Pisu.
In particolare, la dirigente, avrebbe consegnato «al fratello Pasquale – nell’interesse di Bagalà Francesco cl. 77 – la verifica dei carichi per il bando relativo alla progettazione e realizzazione del Lungomare di Gioia Tauro, dispensando suggerimenti indebiti circa il progetto da presentare; forniva suggerimenti, tramite il fratello Rocco, in merito al bando del progetto relativo ai contratti di quartiere II – realizzazione di una scuola primaria, 36 alloggi e riqualificazione urbana della via Asmara; forniva suggerimenti, tramite il fratello Rocco, in merito al bando del progetto relativo alla costruzione di un centro Polifunzionale sul lungomare di Gioia Tauro; su intercessione del fratello Rocco, prorogava la presentazione delle offerte nel bando di gara della Riqualificazione del Torrente Budello; su intercessione del fratello Rocco, prorogava la presentazione delle offerte nel bando di gara dell’Isola Ecologica; su intercessione del fratello Rocco, prorogava la presentazione delle offerte nel bando di gara della Realizzazione di un centro polisportivo sinergico integrato della città porto; su intercessione del fratello Rocco, faceva proprie le controdeduzioni redatta dall’avvocato Genovese su incarico di Bagalà Francesco cl. 77, assumendole quali controdeduzioni della stazione appaltante dalla stessa rappresentata nel contesto del ricorso al Tar presentato dall’impresa seconda classificata nella gara del Centro polifunzionale di Gioia Tauro; stipulava il contratto relativo alla costruzione del Palazzetto dello Sport consapevole del fatto che Giorgio Morabito non avesse il titolo di Procuratore Speciale. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, nella sua articolazione territoriale operante in Gioia Tauro, Milano e altri luoghi del territorio nazionale nota come cosca Piromalli».




