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Operazione “Millenium”, il Gup di Reggio Calabria dispone i domiciliari per Francesco Paolo Alvaro

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appello

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di
Reggio Calabria ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti
domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nei confronti di Francesco Paolo Alvaro,
32 anni, di Sinopoli, imputato nel procedimento scaturito dall’operazione “Millenium”.
Alvaro, incensurato, era detenuto da oltre un anno presso la Casa circondariale di Vicenza. Deve
rispondere, in concorso, di una tentata estorsione aggravata, contestata come commessa con metodo
mafioso, relativa a fatti risalenti al dicembre 2021. Il giudizio è attualmente pendente con rito
abbreviato.
Il provvedimento odierno accoglie l’istanza presentata dai difensori di fiducia, avv. Antonino
Curatola del Foro di Reggio Calabria e avv. Davide Vigna del Foro di Palmi, nonostante il parere
contrario espresso dalla Procura distrettuale; sul punto, il GUP ha ritenuto ormai venuta meno
l’esigenza di tutela della prova, essendo il quadro probatorio cristallizzato per effetto della fase
processuale raggiunta, e ha considerato fortemente attenuato il pericolo di reiterazione. Decisivi, sul
punto, gli argomenti spesi dalla difesa in punto di risalenza e l’episodicità dei fatti contestati, “tempo
silente” trascorso senza che all’imputato siano addebitate ulteriori condotte, e assenza di precedenti
penali. L’ordinanza richiama altresì l’orientamento della Corte di Cassazione secondo cui, alla luce
della riforma delle misure cautelari del 2015, un rilevante arco temporale privo di condotte
sintomatiche di perdurante pericolosità deve essere espressamente valutato dal giudice anche
quando opera la presunzione prevista per i reati di criminalità organizzata.
«La decisione — osservano gli avv.ti Curatola e Vigna — riconosce che la custodia in carcere non
può essere un automatismo nemmeno quando la contestazione è aggravata dal metodo mafioso, e
che il tempo trascorso dai fatti, se non accompagnato da alcun elemento di perdurante pericolosità,
va valutato dal giudice in concreto. Confidiamo ora nell’esito del giudizio di merito».
Il provvedimento riguarda esclusivamente il piano cautelare e non contiene alcuna valutazione sulla
fondatezza dell’accusa. Il processo è in corso e l’imputato è da ritenersi presunto innocente fino a
sentenza definitiva.