La Polizia ha messo a segno un ulteriore attacco agli interessi criminali della ndrangheta, attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti nella disponibilità dei principali esponenti della cosca Crea di Rizziconi.
È stata infatti data esecuzione a un provvedimento di confisca beni emesso dal Tribunale, su proposta del Questore di Reggio Calabria.
Le indagini di natura patrimoniale sono la naturale evoluzione di quelle condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e coordinate dalla Dda reggina operazione Deus), a conclusione delle quali, nell’aprile del 2014 è scattata l’operazione che ha portato all’arresto di 16 persone accusate di associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffe alla Comunità Europea.
Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, oltre a Teodoro Crea (del 1939), capo storico della famiglia, e buona parte del suo nucleo familiare, risultavano anche altri esponenti di spicco della ndrina – quali CREA Antonio detto u Malandrinu e CREA Domenico cL 54 detto Scarpa Lucida, legati da vincoli di parentela con il capo della consorteria criminale – e tre ex amministratori pubblici del Comune di Rizziconi.
In particolare, l’attività investigativa ha evidenziato l’assoluta egemonia della cosca Crea, esplicata sul territorio come una vera e propria signoria, sia nell’esercizio delle tradizionali attività criminali che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Rizziconi.
Inoltre, nel corso delle indagini, è emerso che Giuseppe Crea cl. 78, nonostante fosse latitante dal 2006, attestava falsamente di essere un imprenditore agricolo, procurandosi così un ingiusto profitto, consistito nellindebita erogazione da parte dell’A.G.E.A. dei contributi comunitari relativi Piano di Sviluppo Rurale per oltre 180 mila euro.
Analogo reato è stato contestato al padre Teodoro Crea, alla madre Clementina Burzì e alla sorella Marinella, per contributi pari a quasi 50 mila euro.
Il provvedimento ha interessato svariati beni riconducibili a Teodoro Crea, attualmente sottoposto al regime del 41 bis alla moglie, BURZI Clementina, alla figlia Marinella e suo marito, BARONE Francesco.
Le indagini patrimoniali hanno dimostrato che i citati soggetti, in virtù della loro appartenenza al clan mafioso, erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle attività illecite e avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, che reinvestivano nell’acquisto di terreni, società e beni immobili, intestati, al fine di eludere la normativa antimafia, ai propri familiari o a soggetti terzi.
Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo le risultanze investigative, ha disposto il sequestro dei seguenti beni:
edifìcio di pregio, composto da tre appartamenti e 2 locali uso deposito/garage;
villa di pregio;
unità immobiliare composta da due abitazioni e un locale uso deposito;
immobile in corso di costruzione;
unità immobiliare composta da tre appartamenti e un locale destinato all’esercizio di attività commerciale;
un appartamento;
unità immobiliare composta da due stabili adibiti, rispettivamente, a caseifìcio e abitazione;
6 fabbricati adibiti a stalle;
18 terreni;
Impresa agricola individuale BURZI Clementina con sede in Rizziconi (RC);
titoli AGEA emessi a favore di CREA Marinella.
Il valore del patrimonio confiscato ammonta complessivamente a circa 6 milioni di euro.




