Manca il personale, al collasso il reparto di ostetricia e ginecologia di Polistena

Callea (Fp-Cgil) accusa i vertici dell'Asp e parla di personale "imboscato" in luoghi di lavoro tranquilli

ospedale di Polistena
L'ospedale di Polistena

Il periodo della gravidanza è da sempre accompagnato dall’ansia che precede il parto. Per le donne che vivono nella Piana di Gioia Tauro lo stress aumenta in maniera consistente a causa delle gravissime carenze di personale che rendono straordinario anche le pratiche ordinarie nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Polistena.

Basti pensare che al Santa Maria degli ungheresi in un solo turno 2 infermiere e 2 ostetriche devono occuparsi di 5 unità operative dislocate in diversi punti dell’ospedale, sperando che non si verifichino mai delle emergenze in contemporanea.

Il problema non è di poco conto considerato che un intervento non puntuale potrebbe mettere a repentaglio l’incolumità fisica delle gestanti e dei nascituri e che da quando non c’è più il punto nascita di Villa Elisa a Cinquefrondi gli utenti di Polistena sono aumentati in maniera considerevole.

Quattro persone devono occuparsi contemporaneamente delle pazienti ricoverate nel reparto; delle pazienti che arrivano in pronto soccorso ostetrico; degli interventi di parto cesareo in sala operatoria; dell’assistenza al travaglio, al parto e al dopo parto in sala travaglio e infine dell’assistenza alle gestanti all’interno del servizio ambulatoriale di cardiotocografia.

A complicare ulteriormente le cose per l’utenza era arrivata una disposizione di servizio del 24 aprile della direzione sanitaria dell’ospedale polistenese che sospendeva la turnazione notturna delle ostetriche e delle infermiere. In pratica i turni diventavano solo due e per la notte era prevista la reperibilità.

Non è ancora ufficiale ma pare che al termine di una riunione che si è svolta questa mattina la direzione sanitaria abbia deciso di esentare le ostetriche e le infermiere dalla presenza in sala operatoria aumentando però così di molto il carico di lavoro di strumentisti e ferristi.

I problemi sono notevoli, basti pensare che i ferristi pur di non bloccare i servizi, già di fatto svolgono in sala operatoria ruoli e compiti che spetterebbero agli operatori socio sanitari che però mancano.

La gravità della situazione ha spinto Vincenzo Callea della segreteria della Funzione pubblica Cgil della Piana di Gioia Tauro a intervenire. Callea ha inviato ai vertici dell’Asp una lettere in cui denuncia le criticità esistenti nel repararto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Polistena.

«Il problema – scrive il medico riferendosi all’esiguita di personale presente – può essere risolto soltanto mediante recupero di tutto quel personale “imboscato” che, pur non avendo limitazione alcuna, si ritrova ad operare in luoghi di lavoro più “tranquilli”. Si citano ad esempio i poliambulatori di Oppido Mamertina e di Scilla (ma ve ne sono altri), dove vi è si del personale titolare di limitazioni e che pertanto merita di svolgere lavori meno pesanti, ma dove vi è dell’altro che di limitazioni non ne ha e che si trova in quei luoghi “più tranquilli” solo perché, evidentemente, gode di protezione da parte di qualche sigla sindacale e/o organizzazione politica. Una volta recuperato detto personale per far fronte alle esigenze immediate, – ha affermato ancora Callea – è chiaro che bisogna procedere senza indugio all’assunzione di nuovi infermieri ed ostetriche, così come peraltro autorizzato, già da tempo, dal Commissario ad Acta per il piano di rientro».

«Per fare questo vi è bisogno di coraggio. Attributo – ha attaccato infine – che probabilmente è assente in chi ha gestito e gestisce la sanità reggina, a tutti i livelli, sia centrale che locale. Probabilmente è molto più facile adeguarsi alla situazione contingente e spremere come limoni persone abituate a lavorare sodo senza mai protestare o gente che versa in situazioni di disagio tutelata da norme di legge ma non da forze sindacali e politiche, mentre è molto più difficile toccare quella gente che di tutela da parte di queste forze probabilmente ne ha tanta. Il problema insormontabile in questo caso sta nel fatto che il continuo spremere di un limone porta inesorabilmente a lasciare il limone senza più alcuna goccia di succo, e lo spremere come limoni quei lavoratori già oberati di lavoro porta inesorabilmente allo sfinimento psicofisico e alla inefficacia dei provvedimenti di “spremitura”, e a farne le spese alla fine sono le persone più deboli, cioè gli ammalati».