Giorno 17 novembre 2019, un’ombra oscura si abbatte sulla vita degli uomini e fa subito notizia: si inizia a parlare del cosiddetto “paziente zero”, la prima persona colpita dal Covid-19. Inizialmente il male non viene identificato eppure pare che il virus – che ormai si stava espandendo in Oriente e oltre – da lì a poco sarebbe diventato un problema mondiale.
Il progresso è il nome che meglio si addice alla nostra epoca, eppure la situazione che il mondo sta affrontando smentisce questa tesi (considerazione oppure opinione) perché ancora oggi l’uomo non ha una risposta al “dannato” virus, che ha colpito la società mondiale,; infatti fino ad oggi non esiste alcuna nazione che sia stata immune.
Non si parla soltanto di divulgazione di una malattia di cui non si conosce cura, ma si parla anche di crisi. Gli studi statistici ci forniscono ancora dati che ci fanno capire il forte crollo economico subito in questi mesi, il quale, secondo alcuni analisti finanziari, rappresenta una perdita irrecuperabile.
Nonostante le precauzioni adottate, quali il distanziamento, l’uso obbligatorio della mascherina ma anche i protocolli seguiti dalle aziende, ebbene, nonostante ciò, il virus è riuscito a diffondersi ed andare sempre oltre. Si pensa che sia nell’aria ma anche nell’acqua, e gli scienziati cosa dicono? Purtroppo neanche loro possono fornire risposte certe o ragionamenti scientifici collegati al contagio, o alla cura di questa malattia, poiché non conoscono che cosa sia realmente il Covid-19.
Eppure ci troviamo nell’epoca del “progresso”.
A mio avviso, ci troviamo davanti ad un problema mondiale: la gente si chiede ancora come sia stato in grado – questo virus – di divulgarsi e di contaminare popoli interi, ma adesso il dovere di ogni individuo non è sprecare tempo in domande bensì agire, se occorre anche andando contro quello che si chiama Stato, andando contro chi governa una Nazione o regione che sia, perché al momento in parte la colpa è anche la loro, non sempre pronti a gestire la situazione che è sfuggita di mano.
I Capi di Stato rassicurano i cittadini dicendo che avranno cura loro del popolo fornendo aiuto di ogni tipo, ma come si dice “verba volant scripta manent”. Lo Stato promette di fornire aiuti economici e sanitari al popolo, eppure vi è gente che ancora aspetta di ricevere soldi o di ricevere un’assistenza anti-Covid da mesi e mesi. Si tratta di comportamenti non possono far altro che allontanare il popolo dallo Stato.
Di certo la crisi è uno dei più grandi problemi che ogni Paese sta affrontando, ma accorre ancora riflettere sull’altra faccia della medaglia che si sta abbattendo su intere aree delle nazioni: la crisi della sanità (o per meglio dire l’assenza di essa). In un periodo critico di emergenza, ci sono intere regioni che non dispongono di un ospedale degno ad affrontare tale problema, malgrado lo Stato abbia finanziato interi progetti affinché la sanità fosse resa all’avanguardia. Il problema sorge nel momento in cui lo Stato è costretto a commissariare la sanità nelle varie regioni, tra cui la Calabria, regione costretta a subire la grave violazione del diritto alla salute, per via della inottemperanza dell’ex commissario, che ha portato così la regione ad affrontare un secondo lockdown.
Assistiamo ad uno Stato che da una parte eroga soldi ad ogni regione per salvaguardare la sanità – anche se poi questi soldi vengono spesi male – e dall’altra punta sul diritto all’istruzione, decidendo di promuovere la “nuova” scuola, offrendo così un nuovo metodo di studio nelle classi, una nuova attrezzatura scolastica, e ancora, fornisce anche dei bonus vacanza, bonus per l’acquisto di bicicletta, per l’acquisto di computer e molto altro, mentre ancora c’è gente che aspetta la cassa integrazione, gli indennizzi della partita IVA.
Addirittura, c’è ancora gente che aspetta l’esecuzione del tampone da parte degli operatori ASL, e si trova costretta a rivolgersi a laboratori privati. D’altronde come ben sappiamo, purtroppo che la sanità pubblica in molte aree del nostro Paese è soltanto un’utopia.
Attualmente vi sono nel mondo circa 52 milioni di persone affette da Covid-19, eppure vi è ancora una parte della nazione che nega l’esistenza di questo virus, che circola nel mondo e si abbatte sull’uomo. Si tratta di persone convinte che sia soltanto di una messa in scena, eppure negli ultimi anni niente era riuscito a schiacciare l’intera popolazione mondiale quanto questo male. Nonostante il grave e grande problema, i così chiamati “negazionisti” creano continue rivolte al fine di negare la realtà con un solo risultato: la nascita di un’ulteriore difficoltà chiamata confusione.
Il Covid-19 non è un virus che colpisce la sola salute dell’uomo – provocando difficoltà respiratorie – ma colpisce anche la mente dell’uomo, creando un crollo psicologico nell’individuo. L’uomo, che nell’epoca attuale non era mai stato sottoposto ad un allontanamento forzato da propri cari se non per motivi lavorativi, è stato privato del contatto fisico, e sappiamo tutti quando e quanto fa bene ricevere una carezza o un abbraccio. Eppure la pandemia ci ha costretti a prendere le distanze. Ognuno di noi era abituato a condurre una vita caratterizzata da continui spostamenti che sia per il lavoro o per la scuola ma anche per trascorrere un po’ di tempo all’aria aperta; tuttavia questa routine è stata alterata al fine di salvaguardare la salute di ognuno di noi. A causa del distanziamento l’uomo ha subito un forte colpo, non solo per obbligo di stare chiuso dentro casa o addirittura dentro la propria stanza, conducendo così una quarantena in piena solitudine, ma anche perché si è dovuto privare di ricevere anche una carezza da parte dei propri cari.
Si parla quindi di crisi: di legami affettivi, di cultura e di economia.
Tornando alla crisi economica, molte aziende sono state costrette ad attuare un taglio del personale, di conseguenza l’uomo è stato privato del proprio lavoro, rimanendo con la sola con la sola speranza che si sarebbe trattato di una crisi breve e transitoria; purtroppo così non è stato, e tante persone non hanno potuto affrontare né superare questo problema perché, ribadisco, le istituzioni non hanno saputo o non hanno voluto aiutare chi realmente aveva bisogno e non sono intervenute dove vi era la priorità, causando dei crolli economici, culturali e affettivi.
Ad oggi l’unico elemento che in qualche modo consente all’uomo di affrontare le giornate è la speranza che questa situazione critica possa passare al più presto, anche se bisogna essere realisti: stiamo parlando di un problema mondiale che ancora oggi l’uomo nonostante il grande sviluppo, non è riuscito a contrastare. Una cosa è certa: tra vent’anni questo momento storico verrà ricordato e studiato dalle future generazioni, e sarà proprio il ricordo di questo lockdown, di questa crisi, di questo virus che servirà alla società per capire cosa ha provocato il ritardo dell’adozione delle precauzioni anti-contagio nel momento in cui è sorto il problema. Il mio augurio è che la società ne faccia tesoro cosicché sarà pronta ad affrontare un problema nel caso in cui dovesse ripresentarsi, e e spero sia in grado di intervenire sulla necessità primaria dell’uomo: la salute.
Concludendo, dopo circa un anno dalla diffusione del Covid-19, pare il mondo stia iniziando a vedere il primo raggio di sole durante la tempesta: gli studi scientifici promettono un efficace vaccino per combattere il virus, che da una garanzia del 90%. L’augurio è che la promessa efficacia del vaccino non resti un’utopia, ma che sia realmente quella luce di speranza che attendiamo da mesi.
«Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta», KHALIL GIBRAN
Domenico Bagalà
IV°A Liceo classico N. Pizi Palmi





