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Laureana, le motivazioni dello scioglimento

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Il ministero dell'Interno

Si conclude, con la pubblicazione, presso la Corte dei Conti, del Decreto del Presidente della Repubblica del quindici maggio, l’iter amministrativo che vede il Comune di Laureana di Borrello sciolto per mafia e affidato, per i prossimi diciotto mesi, alla gestione commissariale straordinaria composta da Maria Luzza – vìceprefetto; Adele Mina – viceprefetto e Matteo De Marinis – funzionario economico finanziario.

Breve ma intensa di potrebbe definire la relazione a firma del ministro Marco Minniti allegata come parte integrante al decreto stesso, nella quale, in modo asettico e sintetico, illustra i riscontri dell’operazione Lex che hanno coinvolto l’Ente, individuandone le turbative in frequentazioni, affidamento di lavori pubblici, affidamento di beni comunali e nelle procedure amministrative-contabili.

Dall’indagine giudiziaria, esordisce la relazione, sono emersi rapporti di stretta contiguità tra gli amministratori comunali, esponenti dell’apparato burocratico e le locali cosche criminali, tali da rendere plausibili tentativi di infiltrazione all’interno dell’ente.

Dopo una breve illustrazione dell’operazione della D.D.A. di Reggio Calabria, il documento, fa un breve excursus degli atti succedutesi, iniziando con le dimissioni di quasi tutti i consiglieri, il commissariamento dell’Ente e l’insediamento della commissione di accesso disposta dal Prefetto di Reggio Calabria.

Quest’ultima dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la crimina1ità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per lo scioglimento dell’ente.

Durissime le conclusioni della commissione come: I lavori svolti dalla commissione d’accesso hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ove si colloca l’ente, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali cosche, ed hanno evidenziato come l’uso della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi”.

L’attività della commissione, continua il documento, ha accertato: all’interno dell’ente, una situazione di generale disordine amministrativo, di sviamento dell’attività di gestione dai principi di buon andamento, aspetti questi che costituiscono, nel loro insieme, le condizioni prodromiche per il determinarsi del condizionamento mafioso, atteso che l’ingerenza criminale risulta più agevole in quelle amministrazioni in cui più diffuso è il mancato rispetto delle procedure amministrative. Elementi univoci che delineano il quadro di un’amministrazione pervicacemente gestita nel mancato rispetto del principio di legalità sono emersi dall’analisi delle procedure di affidamento dei lavori e servizi pubblici e degli atti di gestione dei beni del patrimonio comunale nonchè dall’esame delle procedure amministrativo contabili”.

Particolarmente si sofferma sulla gestione dei lavori pubblici il documento dove riporta che:
Nell’ambito delle attività del settore dei lavori pubblici viene posta in rilievo l’illegittima ed anomala ingerenza degli organi politici sull’operato dell’apparato amministrativo, in contrasto con il principio di separazione tra il potere di indirizzo e programmazione e quello gestionale. In particolare, continua, la relazione del prefetto evidenzia il ruolo svolto da due amministratori e da un dipendente a beneficio degli interessi delle cosche.

Particolarmente emblematico il passaggio del documento che chiama in causa direttamente i vertici dell’ente quando afferma che: E’ emerso peraltro, dalla relazione della commissione d’indagine, che il sindaco e il vice sindaco, pur consapevoli di tale gestione non hanno mai contrastato tale modus operandi, continuando in una disamina che, per tutta verità, non è mai emersa fino ad oggi.

Contestato, inoltre, l’uso continuo di ricorrere all’affidamento diretto dei lavori, secondo cui, finalizzato a favorire aziende locali che, nel disegno indiziario, si ricollocano in un circolo vizioso.

Gli atti per gli affidamenti diretti sarebbero in difetto di adeguata motivazione e della documentazione comprovante il previo esperimento delle prescritte indagini di mercato senza indicare, inoltre, la normativa legislativa o regolamentare di riferimento, con la propensione dell’ente ad operare in violazione del principio di legalità è rappresentata dalla circostanza che buona parte dei suddetti affidamenti sono stati disposti in favore di società destinatarie di certificazione interdittiva antimafia.

Contestata anche la Procedura di affidamento del servizio R.S.U.

Elementi univoci, conclude il documento, che delineano il quadro di un’amministrazione costantemente gestita nel mancato rispetto del principio di legalità e sulla base di logiche clientelari sono emersi anche nella gestione del settore “patrimonio pubblico”.

E’ stata riscontrata, in assenza di alcun titolo contrattuale, la ripetuta concessione dei beni patrimoniali comunali a titolo gratuito e con spese di manutenzione a totale carico dell’amministrazione.

In questa ultima parte la commissione di accesso inserisce l’affidamento, senza il rispetto delle regole, sia dell’impianto sportivo comunale che di una ex scuola.

Tutto questo, conclude tristemente il documento, rivela una serie di condizionamenti nell’amministrazione comunale di Laureana di Borrello, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità.