Questa mattina, negli spazi dell’Unità Operativa Complessa del G.O.M. di Reggio Calabria, si è svolta una cerimonia dal forte valore simbolico ed emotivo, in cui innovazione tecnologica e memoria si sono intrecciate in un unico gesto di speranza. Sono stati inaugurati due nuovi acceleratori lineari per la radioterapia, strumenti d’avanguardia destinati a migliorare in modo significativo la qualità delle cure offerte ai pazienti oncologici.
Le due apparecchiature sono state dedicate alla memoria del magistrato Lilia Gaeta e della dottoressa Alberta Capua, figure professionali e umane che hanno lasciato un segno profondo nella comunità reggina. Un’intitolazione che ha voluto unire competenza, dedizione e umanità, valori che entrambe hanno incarnato nel loro percorso.
Durante la cerimonia, il direttore dell’U.O.C. di Fisica Sanitaria del G.O.M., dr. Giuseppe Sceni, ha illustrato le potenzialità delle nuove tecnologie, sottolineando come la recente installazione della risonanza magnetica e della TAC abbia aperto “mondi incredibili” nella diagnosi e nella cura. Strumenti che non solo aumentano l’efficacia dei trattamenti, ma offrono ai pazienti nuove prospettive di fiducia e qualità di vita.
Fondamentale il contributo dell’Associazione Prometeus O.D.V., che ha sostenuto l’organizzazione dell’iniziativa. Presenti il presidente Saverio Petitto e i soci Eleonora Rosato, Antonella Leuzzi, Nino Genovese, Tonino Orlando, Ninì Schipilliti e Antonio Virgillito, testimoni di un impegno costante accanto ai malati e alle loro famiglie.
All’evento hanno preso parte anche la Commissaria straordinaria del G.O.M., dott.ssa Tiziana Frittelli, il direttore del reparto dr. Said Al Syyad, medici, operatori sanitari e autorità civili. Una presenza corale che ha restituito l’immagine di una comunità professionale unita nel segno dell’umanizzazione delle cure.
La mattinata si è conclusa con un sentimento condiviso: la consapevolezza che la tecnologia, per quanto avanzata, trova il suo senso più profondo quando si mette al servizio della persona. Un messaggio che ha attraversato l’intera cerimonia, ricordando che la cura non è solo scienza, ma anche ascolto, rispetto e memoria.





