La recente ondata di proteste di genitori e società sportive contro l’aumento delle tariffe per l’utilizzo delle corsie della Piscina Olimpionica di Crotone riporta al centro dell’attenzione una questione che non può essere liquidata con una semplice contrapposizione tra costi e accessibilità. Da una parte c’è il diritto dei giovani a praticare sport senza che le condizioni economiche delle famiglie diventino un ostacolo; dall’altra c’è la necessità di garantire la sostenibilità di una struttura complessa, che negli ultimi anni ha attraversato chiusure, riaperture, difficoltà gestionali e vicende giudiziarie, fino alla trasformazione in Centro Federale della Federazione Italiana Nuoto.
È proprio questo percorso a rendere il dibattito particolarmente delicato. Negli ultimi giorni, genitori e atleti della Kroton Nuoto e di altre realtà del territorio hanno espresso forte preoccupazione per le nuove tariffe riservate all’attività agonistica, considerate da molti eccessive rispetto alle possibilità economiche delle famiglie e alla funzione sociale che un impianto di questo livello dovrebbe svolgere. Il rischio concreto è che l’aumento dei costi finisca per allontanare proprio quei ragazzi che avrebbero maggiormente bisogno dello sport come strumento di crescita, formazione e inclusione.
Allo stesso tempo, però, sarebbe semplicistico ignorare la realtà economica che sta dietro alla gestione di una piscina olimpionica. Non si tratta di un normale impianto ricreativo: mantenere in funzione una struttura di questo tipo significa sostenere costi elevati per energia, riscaldamento dell’acqua, filtrazione, manutenzione, sicurezza, personale qualificato e adeguamenti normativi. Quando poi una piscina assume il ruolo di Centro Federale, gli standard organizzativi e tecnici diventano ancora più stringenti. La qualità dell’offerta sportiva richiede investimenti e continuità gestionale, e questi aspetti hanno inevitabilmente un peso sui bilanci.
La storia recente dell’impianto dimostra quanto sia difficile trovare un equilibrio. Le numerose interruzioni dell’attività hanno prodotto disagi per atleti, famiglie e società sportive, oltre a conseguenze economiche per la collettività. L’accordo tra il Comune e la FIN ha rappresentato, in questo senso, un passaggio importante per superare una fase di incertezza e restituire alla piscina una prospettiva più solida. La trasformazione in Centro Federale ha dato a Crotone nuove opportunità sul piano agonistico e una maggiore visibilità nel panorama del nuoto calabrese. Ma un rilancio di questo genere, per essere realmente duraturo, deve poggiare su un modello economico sostenibile.
Ed è proprio qui che si trova il punto centrale della questione: la sostenibilità non può essere costruita scaricando l’intero peso sulle famiglie.
Se l’obiettivo è fare della piscina un polo di eccellenza sportiva, bisogna costruire un sistema nel quale ciascun soggetto coinvolto assuma una parte della responsabilità. Il Comune e la Regione devono continuare a cercare risorse pubbliche, finanziamenti e bandi destinati allo sport e alla riqualificazione degli impianti, così da ridurre la pressione sui costi di utilizzo. Le società sportive, dal canto loro, possono contribuire attraverso una programmazione condivisa, la partecipazione a progetti e bandi e una maggiore capacità di attrarre sponsorizzazioni e risorse esterne.
Anche il mondo imprenditoriale locale potrebbe svolgere un ruolo importante. Partnership trasparenti e finalizzate a obiettivi precisi potrebbero sostenere borse sportive, agevolazioni per le famiglie, programmi destinati ai giovani e interventi di manutenzione. Non si tratta di trasformare lo sport in un’attività commerciale, ma di costruire una rete territoriale capace di riconoscere nella piscina un investimento per l’intera comunità.
Servono, però, anche strumenti concreti per evitare che le nuove tariffe producano un effetto selettivo. Una possibilità è quella di introdurre un sistema articolato di agevolazioni, con tariffe differenziate per i più giovani, nuclei familiari con minori possibilità economiche e atleti meritevoli. Si potrebbero inoltre prevedere fasce orarie a costo calmierato per l’attività giovanile e convenzioni tra Comune e società sportive che tengano conto sia dell’effettivo utilizzo degli spazi sia degli obiettivi sociali e formativi perseguiti.
Un altro elemento fondamentale dovrebbe essere la trasparenza. Pubblicare i costi reali della gestione, i criteri con cui vengono stabilite le tariffe e i piani economici dell’impianto permetterebbe alla cittadinanza di comprendere meglio le decisioni assunte. La trasparenza non elimina il problema dei costi, ma consente di affrontarlo con maggiore consapevolezza e, soprattutto, di superare la contrapposizione tra gestori, società sportive e famiglie.
La trasformazione della Piscina Olimpionica in Centro Federale FIN ha rappresentato un’opportunità importante per Crotone. Ha portato prestigio, competenze e nuove prospettive per il movimento natatorio, ma ha anche imposto una riflessione più ampia sul futuro dell’impianto. Il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente quello di mantenere aperta una piscina, ma costruire attorno ad essa un progetto sportivo e sociale capace di durare nel tempo.
Per riuscirci serve un confronto rapido, pubblico e trasparente tra Comune, FIN, società sportive, famiglie e imprese del territorio. Nessuno può pensare di risolvere da solo una questione che riguarda un bene collettivo. La Piscina Olimpionica è una risorsa strategica per Crotone e può diventare un autentico volano di crescita sportiva, educativa e sociale.
La qualità ha certamente un costo. Ma quando si parla di sport giovanile, quel costo non può diventare una barriera all’ingresso. La vera sfida è costruire un modello nel quale l’eccellenza dell’impianto e il diritto allo sport possano convivere. Solo attraverso una responsabilità condivisa sarà possibile fare della piscina non un privilegio per pochi, ma un luogo di crescita e di opportunità aperto a tutta la città.





