Promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi, continua al Cine Teatro Metropolitano la Seconda
Rassegna teatrale “Oltre i Confini: Voci di Resistenza e Speranza, Storie di Lotta e Solidarietà”.
Si tratta di una nuova sfida per la Fondazione Girolamo Tripodi che dimostra la sua capacità di
allargare la sua proposta culturale nella città di Reggio Calabria oltreché a Polistena. In tal senso a
Reggio Calabria con questa seconda edizione della rassegna teatrale prosegue l’attività della
Fondazione Girolamo Tripodi.
Il quarto appuntamento si svolgerà Giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 18,30 al Cine Teatro
Metropolitano con lo spettacolo
“4 X 25”
scritto, diretto ed interpretato da LORENZO PRATICO’, prodotto da Teatro Rossosimona in
collaborazione con Manachuma Teatro.
4×25 è un monologo teatrale che affronta il tema drammatico e purtroppo attuale del lavoro nero
e delle morti bianche, che in Italia sono da considerare ormai come veri e propri omicidi sul lavoro.
La storia è ambientata in una città qualunque e ruota attorno alla figura di un lavoratore in nero,
uno dei tanti “senza nome e senza volto, senza patria a volte”, uno dei tanti caricati all’alba dal
caporale di turno. Una giornata di lavoro, dalle 6 alle 18, che tanto è estate e la giornata è più
lunga, accanto ad un “fratello” che condivide lo stesso destino e magari le stesse speranze, di
certo le stesse paure. Storie che si intrecciano ad altre storie. Piccoli desideri da realizzare, grandi
ferite da curare.
Lorenzo Praticò, attore e drammaturgo reggino, dà vita a un dialogo immaginario tra due
muratori: uno italiano e l’altro extracomunitario, entrambi accomunati dalla necessità di lavorare e
dalla speranza di una vita migliore. La narrazione si sviluppa attraverso una giornata di lavoro, tra
cemento, mattoni e calce, che porta a costruire un muro sempre più alto e pesante. Il racconto
esplora storie che si intrecciano, piccoli desideri da realizzare e grandi ferite da curare. È
un’esplorazione della dignità calpestata per garantire “un tetto sulla testa e un pezzo di pane sulla
tavola”.
Nelle note di regia, Praticò descrive l’opera come un “monologo a più voci, o forse in un dialogo
per voce sola” in uno spazio simbolico. La narrazione è spesso dolorosa e a tratti rabbiosa, con un
linguaggio che cerca di essere concreto, terreno, quasi duro. Il racconto si fa “un luogo scomodo,
ma assolutamente vero e umano”
Lo spettacolo è stato coronato sempre da un notevolissimo successo di pubblico e consenso di
critica.





