Forma mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine (edito da Il Mulino) rappresenta uno sguardo approfondito alle opportunità ed ai rischi legati all’intelligenza artificiale spiegati con il rigore scientifico e la competenza che il professor Nello Cristianini, docente di IA presso l’Università di Bath, in Inghilterra, ha trasmesso nella presentazione del volume a Polistena (seconda data in Italia dopo Venezia) su input dell’Amministrazione comunale nell’ambito delle iniziative legate all’Estate culturale.
Nel dialogo a due con il sindaco Michele Tripodi, Cristianini con garbo e semplicità, ha evidenziato come l’intelligenza – ovvero «l’abilità di affrontare e risolvere un problema nuovo» ha sintetizzato – non sia solo propria degli esseri umani ma sia stata trasferita, dopo molti decenni di prove fallimentari, con successo alle macchine in una evoluzione straordinaria specie negli ultimi 5 anni tanto che «la macchine ora comprendono e risolvono i problemi meglio di noi».
Strutturazioni scientifiche certo, ma anche incognite etiche si legano allo sviluppo ed all’uso dell’IA che, ha affermato, «non ha coscienza» ma che ha imparato da algoritmi che proponevano esempi addestrata da umani all’uso dei linguaggi e delle possibili soluzioni grazie a reti neurali, ovvero reti di informazioni collegate, ed applicazioni informatiche, fisiche e matematiche.
Con Forma mentis Cristianini ha inteso, dunque, dotare il lettore di uno strumento per «decifrare le informazioni che nessuno sa dove sono» ribadendo come la deterrenza al “potere” delle macchine derivi dalla scelta dei programmatori ma soprattutto dalle leggi degli Stati in un confronto continuo tra politica, scienziati sociali e filosofi dell’etica per suddividere i diversi livelli di rischio.
«Il tempo del dibattito etico sta finendo» ha, quindi concluso il docente-scrittore, avvertendo che «le macchine sono manipolabili» e, rivolgendo lo sguardo al futuro, ancora che «non sappiamo, tra cent’anni, quali altre innovazioni ci aspettano» perché, ha chiosato, «siamo solo all’inizio di un processo molto complesso».





