Nella giornata di ieri, insieme a BDS, GMTG e alle altre realtà del Coordinamento Calabria per la Palestina, siamo stati
presenti davanti al gate del porto di Gioia Tauro con un’iniziativa di volantinaggio e confronto con le lavoratrici e i
lavoratori.
Una presenza necessaria per mantenere alta l’attenzione sul passaggio di materiali legati all’industria bellica attraverso il
nostro porto, in un contesto internazionale segnato da guerre di dominio e sopraffazione che colpiscono popolazioni
civili inermi.
Mentre a Gioia Tauro si svolgeva questa iniziativa, la Commissione Trasporti della Camera discuteva le interrogazioni a
risposta immediata rivolte al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra queste, quella presentata dal deputato del
M5S Mario Perantoni sul caso della nave MSC Vega e dei container fermati a Cagliari.
La risposta del Governo, per bocca del sottosegretario Tullio Ferrante, conferma elementi che vanno nella direzione delle
denunce che come USB e Orsa Porti portiamo avanti da giorni: materiali classificati come dual use, acciaio balistico, sono
stati effettivamente individuati e sottoposti a controllo. Si tratta di un passaggio importante, che riconosce la fondatezza
delle preoccupazioni sollevate e rafforza il senso della mobilitazione nei porti.
Allo stesso tempo, emerge con chiarezza una gestione che non affronta fino in fondo la questione politica. I materiali
non risultano sequestrati e viene esplicitamente indicata la possibilità che possano essere rispediti al mittente,
consentendo così la prosecuzione del viaggio verso Israele lungo altre rotte. Questo vale per Cagliari, ma il ragionamento
riguarda anche Gioia Tauro.
Certo, con le nostre mobilitazioni non abbiamo fermato i traffici di guerra. Ma è evidente che li abbiamo rallentati, li
abbiamo portati alla luce e sottratti così al silenzio. E in un contesto in cui ogni carico può tradursi in strumenti di morte,
anche rallentare ha un valore concreto: significa allungare, anche solo di poco, la vita di chi oggi si trova sotto le bombe e
paga il prezzo più alto delle guerre.
Per questo continueremo a esserci, nei porti e nei territori, insieme a tutte le realtà che in queste settimane stanno
costruendo mobilitazione e consapevolezza. Come deciso ieri nel corso dell’incontro all’Ostello Dambe So, che ha
preceduto il volantinaggio, continueremo a vigilare attraverso un Osservatorio popolare, perché ciò che passa dai porti
riguarda tutte e tutti e non può avvenire nell’indifferenza generale.





