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Gioia: l’Alaga rinuncia ai locali assegnati dal Comune

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GIOIA TAURO  Rinuncia ai locali assegnatigli l’Alaga, l’associazione di volontariato di Gioia Tauro, dopo aver partecipato e vinto il bando di concorso  lo scorso mese di luglio, per la dotazione di un edificio, confiscato alla mafia, sulla Nazionale 111.

La concessione definitiva era già avvenuta pochi mesi fa. Ma il problema è nato nel momento in cui l’Alaga ha proposto una planimetria per il magazzino, che gli era stato assegnato insieme ad un appartamento di 160 metri quadri.

Poiché il bando riportava infatti una pianta per l’appartamento, ma non per la “porzione del magazzino”, l’associazione ha presentato un proprio progetto, tenendo ovviamente conto delle esigenze relative all’attività che svolge.

«In un incontro con l’amministrazione, – ha raccontato Graziella Carbone, presidente dell’associazione  – è venuto fuori che la suddivisione del magazzino non poteva essere fatta secondo quanto previsto dall’Alaga per le sue inderogabili esigenze, perchè l’altra parte del magazzino, doveva essere assegnata alla Croce Rossa. Non si capisce come mai – ha proseguito la Carbone – la Croce Rossa che al bando ha partecipato ed è stata esclusa, adesso si vede destinataria di una parte dello stesso lotto. L’Alaga non può in nessun modo cedere a delle forzature da parte dell’amministrazione, – ha aggiunto la presidente – perché la divisione dei locali proposta non risponde alle esigenze e priorità che l’associazione ha per portare avanti il suo progetto di contrasto alle forme di povertà di italiani e stranieri».

«Dovrebbe prevalere il buon senso in modo che non venga penalizzato nessuno. – ha invece detto il vicesindaco Jacopo Rizzo, che ha presentato una serie di progetti assecondando le esigenze dei due enti – In questa situazione non ci sono motivi per creare polemiche».

Tutto questo succedeva ancor prima di sapere della rinuncia ufficiale da parte dell’associazione, che ha mandato una lettera al sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore, direttamente tramite l’architetto comunale Francesco Mangione, che ieri mattina ha incontrato il direttivo dell’Alaga per consegnare i locali in questione.

«Le motivazioni della non accettazione – si legge sulla missiva – stanno nel fatto che, da parte dell’amministrazione, non è stata tenuta in considerazione nessuna planimetria presentata, neanche l’ultima modificata secondo miglioramenti di ottimizzazione degli spazi e tenendo soprattutto conto delle necessità e priorità dell’associazione, per meglio rispondere alle esigenze della funzione-missione dell’Alaga, a favore dei poveri italiani e stranieri. Pur non avendone titolo, – continua la lettera – e non potendo entrare in merito alla questione relativa alla suddivisione dei locali, l’amministrazione comunale ha presentato una suddivisione degli spazi con una sua planimetria che non ottempera alle nostre richieste”.

Si conclude così, almeno per adesso, la vicenda dell’Alaga. Un’associazione che ha sempre svolto un ruolo fondamentale di integrazione sociale sul nostro territorio, e che avrebbe avuto l’opportunità, con una sede adeguata alle proprie esigenze, di svolgere ancora meglio la propria attività.

Eva Saltalamacchia

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