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Gioia: la magia del Pelmar, il mini museo della tradizione locale

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Sante PellicanòGIOIA TAURO – Nel cuore del Piano delle Fosse a Gioia Tauro da qualche mese è sorto il Pelmar, il minimuseo della tradizione locale. Un piccolo gioiello, nato dalla passione di Sante Pellicanò e di poche altre persone, che in una sola stanza sull’antica via Pagliaia, racchiude utensili, cimeli e documenti che raccontano la storia della città e dei suoi antichi mestieri.

l'antico telaio
l’antico telaio
I visitatori in pochi secondi vengono rapiti dal fascino del passato e catturati dalla Gioia Tauro di una volta. Sembra di sentire l’odore dell’argilla lavorata all’antico tornio a pedale o di vedere una donna lavorare al telaio, costruito più di 150 anni fa o ancora di essere sulla locomotiva delle Calabro Lucane che illumina la ferrovia grazie alla lanterna risalente ai primi del ‘900.

esterno pelmarOgni angolo ospita una storia, un ricordo, una testimonianza della città. Ci sono gli arnesi utilizzati dai fabbri, le macchine da cucire delle sarte, gli antichi contenitori dell’olio, le preziose mattonelle di alcuni palazzi ormai demoliti, gli attrezzi e le ampolle della vecchia farmacia Gullace e molti degli strumenti utilizzati all’inizio dello scorso secolo nelle abitazioni gioiesi.

arnesi fabbroAll’interno del Pelmar c’è inoltre un ricchissimo archivio documentale e un espositore in cui sono custoditi i resti degli edifici storici che nel corso degli anni sono crollati per incuria o peggio abbattuti.

Il museo è nato senza usufruire di contributi economici col solo scopo di valorizzare e preservare la tradizione gioiese. L’ingresso è libero e la struttura può essere visitata tutti i giorni.

«Vorrei che questo minimuseo venisse visitato dal maggior numero possibile di persone – ci ha detto Sante Pellicanò – soprattutto dai giovani gioiesi, perchè solo conoscendo la storia e le radici di Gioia Tauro e imparando a rispettare ciò che viene dal passato si può progettare il futuro senza violentare ancora l’identità della città».
Lucio Rodinò