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Gigi Ioculano, la sfida della memoria

Il silenzio uccide due volte - Diciotto anni fa l’assassinio del medico di Gioia Tauro

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Diciotto anni sono trascorsi da quella mattina del 25 settembre 1998. Il medico Luigi Ioculano veniva assassinato nel corridoio che portava al suo studio, dove ad attenderlo, come ogni giorno, c’erano i suoi pazienti. Dopo alcuni colpi di pistola, la disperata corsa all’ospedale. Qui spirava Gigi – così lo chiamavano parenti e amici – lasciando in tutti un immenso dolore, incredulità, sgomento.

Lui aveva voluto l’Agora, il sodalizio culturale che a Gioia si distinse con immediatezza per le sue attività, proponendo un nuovo modo di concepire e fare associazionismo, senza riverenze alla politica e a qualsiasi tipo di potere, prendendo al contempo le distanze da ogni sorta di autoreferenzialità, ma calandosi nelle più scottanti questioni sociali, grazie anche a un giornalino nel quale venivano affrontate le varie e complesse problematiche riguardanti la città.

Insistiamo su questo punto, anche perché Ioculano, in uno dei suoi memorabili articoli, scrisse: «abbiamo individuato nella cultura una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società gioiese dai malanni e dai veleni che l’appestano, convinti come eravamo – e come siamo – che, più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi, con discernimento, di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo… Essenziale è non desistere, nell’interesse superiore della città».

“Un sogno spezzato”, quello di Gigi Ioculano e dei tanti amici che, assieme a lui, avevano avvertito la necessità di intraprendere un cammino ambizioso, nell’esclusivo interesse di una “crescita globale”.

Gigi, nativo di Seminara, credeva nelle potenzialità di Gioia Tauro e della Piana, immaginando un futuro diverso, un avvenire nel quale non si dovesse più assistere alla dolorosa fuga dei cervelli e delle risorse migliori. Insomma, questo professionista audace e intraprendente aveva il coraggio di sognare a occhi aperti, pur tenendo sempre ben presente la difficile realtà della nostra terra.

Sul fronte giudiziario, il 20 aprile del 2007, nel processo di primo grado, vi fu la condanna  all’ergastolo per il boss Pino Piromalli e per Rocco Pasqualone, considerati, rispettivamente, mandante ed esecutore dell’efferato delitto. Le cose andarono diversamente il 19 giugno del 2009 in Corte d’Assise d’Appello, con l’assoluzione per entrambi. In seguito la Cassazione rigettò il ricorso della Procura di Palmi, sostenendo che erano ammissibili la causale e la richiesta per l’imputabilità di Piromalli, mentre risultavano insufficienti le prove relative a un reale coinvolgimento dello stesso Piromalli nell’eliminazione del medico gioiese.

C’è una targa di marmo al cimitero di Gioia, voluta dall’amministrazione comunale, allora guidata dal sindaco Aldo Alessio. Quella lapide, posta nella cappella centrale del camposanto, oltre a rappresentare un imperituro ricordo di Ioculano, è una condanna a tutte le mafie e a tutti i delitti di mafia.

Peccato che non si sia pensato, se non altro sino a ora, di promuovere in città – anche in una prospettiva politica – alcun evento, in vista dell’anniversario della morte. D’altra parte, la funzione pedagogica della memoria, in una comunità come la nostra, è fondamentale nel richiamare l’attenzione critica su una delle pagine più drammatiche e più buie della recente storia.