
PALMI – Truffa all’Inps, ai danni dell’Unione Europea, reati contro la fede pubblica e di abusivo trattamento di dati riservati. Queste le accuse a carico di otto persone, su cui pende anche il reato di associazione per delinquere, rivolte dalla Procura della Repubblica di Palmi, al termine di un’indagine portata avanti dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, dal gruppo tutela del lavori di Napoli e dal nucleo antifrode di Salerno, insieme alla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Palmi.

Questa mattina il giudice per le indagini preliminari Paolo Ramondino, ha firmato la richiesta di custodia cautelare presentata dai sostituti procuratori Giulia Pantano e Antonio D’Amato. Otto le persone coinvolte, sette finite in carcere e una ai domiciliari; si tratta di Francesca Anselmo, Arturo Corso, Vincenzo Frisina, Rosangela Galluccio, Vanessa Morano, Salvatore Pepè, Giuseppe Sibio e Angelo Valenzisi, tutti imprenditori agricoli della Piana di Gioia Tauro.
Al termine dell’attività preliminare d’indagine, gli inquirenti hanno acquisito elementi validi da ritenere che le aziende agricole dei braccianti arrestati oggi, fossero inesistenti, e che questi soggetti privi della disponibilità di terren, che reclutavano ed assumevano fittiziamente e sulla carta numerosi braccianti agricoli. I successivi approfondimenti investigativi hanno permesso di documentare l’esistenza di un sistema di truffa relativo a numerose assunzioni fittizie, che facevano capo ad una organizzazione articolata criminale, dotata di una struttura stabile e composta da una pluralità di soggetti, ciascuno con il proprio ruolo.
«I braccianti agricoli, beneficiati dalla virtuale assunzione, “compravano” le giornate di lavoro e conseguentemente i relativi benefici previdenziali, assistenziali e pensionistici, versando una somma sia a coloro i quali avevano favorito tale assunzione, sia al datore di lavoro, corrispondente in linea di massima all’importo che avrebbero dovuto percepire come indennità di disoccupazione agricola l’anno successivo alla fittizia assunzione – ha spiegato durante la conferenza stampa il procuratore Creazzo – L’illecito guadagno per i finti braccianti consisteva nell’acquisizione dei diritti pensionistici. Nel corso dell’attività investigativa, che si è avvalsa anche di una serie di dichiarazioni fornite da uno degli indagati, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti, sono stati acquisiti importanti riscontri circa le condotte truffaldine degli indagati. Nel corso delle intercettazioni, telefoniche ed ambientali, infatti, gli indagati parlavano senza mezzi termini di “segnare le giornate” o “mettere le giornate” e, in alcuni casi, i falsi braccianti agricoli confessavano apertamente di non conoscere né le generalità del proprio datore di lavoro, né l’ubicazione dei terreni dove avrebbero dovuto prestare la propria attività lavorativa».
L’attività investigativa si è arricchita di servizi di osservazione e pedinamento, coevi alla effettuazione di intercettazione telefonica ed ambientale, nel corso dei quali sono state documentati con appositi filmati alcuni episodi di dazioni di denaro erogate dai fittizi braccianti ai soggetti in grado di farli assumere fittiziamente.
«L’odierna operazione ha ricostruito l’organizzazione di un’associazione per delinquere per il reclutamento e l’assunzione stagionale di falsi braccianti agricoli, utilizzati da aziende fittizie, perché prive dei terreni agricoli, per intascare indebitamente contributi previdenziali Inps e comunitari per un ammontare di oltre 2 milioni e mezzo di euro – ha aggiunto il colonnello Pieroni – In definitiva, le somme erogate dall’Inps, in parte prevalente, e quelle erogate dall’Agea, in parte minore, venivano divise tra i falsi lavoratori e gli organizzatori della truffa in cui hanno avuto parte anche funzionari pubblici e diversi professionisti, ognuno con compiti e ruoli ben definiti».
Nel corso dell’operazione, in cui sono stati impegnati oltre 80 Carabinieri, sono stati sequestrati numerosi documenti e computer che saranno esaminati per riscontrare altre ipotesi di truffa. Al termine delle attività, gli arrestati sono stati condotti in carcere a Palmi.
Gli arresti di oggi si inseriscono in un‘attività investigativa più ampia che la Procura della Repubblica di Palmi sta conducendo in ordine ai diversi risvolti del diffuso fenomeno del bracciantato fittizio, venendo in considerazione non solo il profilo della truffa e del conseguente danno erariale, per svariati milioni di euro, arrecato all’Inps, ma anche altri profili di rilevanza penale oggetto di altri procedimenti per i quali è già stata esercitata l’azione penale.





