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Emergenza dialisi, Falcomatà: «Crisi nota da anni. Regione e Asp individuino responsabilità e diano risposte concrete»

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Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà in visita all'istituto tecnico Francesco Morano a Caivano, nell' ambito della presentazione della nuova campagna nazionale del MOIGE (Movimento Italiano Genitori), contro il cyberbullismo. Napoli 8 Febbraio 2019. ANSA/CESARE ABBATE

Il consigliere regionale del Pd sottolinea: «Già nel 2018 riconosciuta la carenza di posti, nel 2025 richiesta l’aggiunta di 38 postazioni. Presidente Occhiuto ulteriori rinvii non trovano giustificazioni. Servono l’immediato aggiornamento della rete nefrodialitica e tempi certi per garantire cure adeguate ai pazienti»

«Da tempo Asp e Regione conoscevano lo stato di crisi del Sistema di assistenza dialitica dell’area metropolitana di Reggio Calabria. E’ scritto negli atti ufficiali e nelle richieste di intervento. Eppure, nonostante tutto, non si è arrivati ad una soluzione definitiva capace di evitare che decine di pazienti dializzati si trovino costretti a turni estenuanti, anche notturni, per ricevere una terapia indispensabile alla loro vita». Lo afferma il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Falcomatà, tornando a riflettere sulla grave situazione della rete nefrodialitica dell’Area Sud della Calabria dovuta alla sospensione dei trattamenti garantiti, fino ad oggi, dal Centro San Giorgio di Pellaro: «È una condizione incresciosa e drammatica che impone precise responsabilità istituzionali e risposte concrete per i pazienti».

Sottolineata l’importanza della “soluzione tampone” prospettata dai vertici del Grande Ospedale Metropolitano, grazie anche alla mediazione del prefetto Clara Vaccaro, Giuseppe Falcomatà rimarca come «ci si trovi davanti a un’emergenza affatto imprevedibile». Anzi: «Già nel 2018 l’Asp di Reggio Calabria aveva quantificato in 29 posti dialisi aggiuntivi il fabbisogno necessario per rispondere alle esigenze del territorio. Nel 2020, dopo l’intervento del Tar, un Commissario ad acta aveva adottato un provvedimento per definire la rete nefrodialitica dell’Area Sud. Negli anni successivi, gli stessi organismi sanitari hanno continuato a riconoscere la carenza di posti e la necessità di riorganizzare il servizio. Dunque, la Regione e l’Asp erano pienamente consapevoli della situazione e delle sue conseguenze».

Il passaggio più significativo arriva nel febbraio 2025, «quando l’Asp di Reggio Calabria e il Grande Ospedale Metropolitano – ricorda il consigliere del Pd – al termine di un confronto tra i rispettivi vertici sanitari, trasmettono alla Regione una richiesta congiunta per aggiornare la rete nefrodialitica dell’Area Sud, prevedendo 38 posti dialisi aggiuntivi rispetto a quelli esistenti».

«Quindi – avverte ancora – il problema era noto, la carenza riconosciuta dagli stessi vertici sanitari ed era stata formalmente avanzata una richiesta per incrementare i posti disponibili. Nonostante questo, non si è ancora arrivati a una soluzione lasciando, piuttosto, che siano adesso gli attuali operatori sanitari dell’U.O.C. di Nefrologia e, soprattutto, i pazienti a sopportare le conseguenze di una programmazione che non riesce a tradursi in servizi adeguati».

Giuseppe Falcomatà richiama anche «la necessità di rispettare le indicazioni contenute nel DCA n. 103 del 2023 che distinguono il ruolo degli ospedali dedicati alle emergenze e ai casi più complessi da quello delle strutture territoriali, chiamate a garantire l’assistenza ai pazienti cronici».

«Un paziente dializzato – dice – deve sottoporsi alla terapia più volte alla settimana, per tutta la vita. Non può scegliere di rimandarla, né può permettersi di rinunciare alle cure. Costringerlo a turni notturni o a orari estenuanti significa aggiungere sofferenza a una condizione già difficile. Se, come risulta dalla documentazione, il Dipartimento regionale aveva predisposto un decreto per aggiornare la rete, bisogna chiarire perché quel provvedimento non sia stato portato a compimento e quali ostacoli ne impediscano l’attuazione».

«Presidente Occhiuto – prosegue Giuseppe Falcomatà – non ci sono più giustificazioni per rinviare. La Regione conosce questa vicenda da anni e oggi ha tutti gli elementi per intervenire. Le questioni amministrative e giudiziarie vanno affrontate nelle sedi competenti e non possono diventare una condanna a tempo indeterminato per gli ammalati».

«In Consiglio regionale – conclude – promuoverò iniziative mirate per sollecitare l’Ente a chiarire le ragioni dei ritardi e a individuare il percorso più rapido per rendere operativo l’aggiornamento della rete nefrodialitica. L’obiettivo deve essere una soluzione strutturale, capace di garantire posti sufficienti e un’assistenza adeguata, nel pieno rispetto del diritto alla cura di pazienti che non possono più attendere».