Elezioni amministrative, il Circolo “Armino” ha presentato il ricorso al Tar

Palmi, illustrate in conferenza stampa le ragioni della scelta di impugnare l'atto di proclamazione del sindaco, dopo le presunte irregolarità nel conteggio dei voti

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Aveva manifestato la volontà di presentare ricorso al Tar contro l’esito delle urne, e proprio ieri Pino Ippolito, candidato a sindaco con la lista civica “Circolo Armino”, che ha mancato il ballottaggio per appena 16 voti, ha annunciato in conferenza stampa l’avvenuto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.

“E’ un atto dovuto – ha commentato Ippolito – Abbiamo sin da subito riscontrato numerose irregolarità sia nel conteggio dei voti in alcune sezioni, sia nell’andamento generale dell’intero procedimento, tant’è che una conferma di questo sospetto è giunta proprio dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che nel turno di ballottaggio ha sostituito ben 17 presidenti di seggio su 20”.

A spingere Ippolito ed il Circolo “Armino” a presentare ricorso, è stata principalmente la sete di giustizia, la volontà di veder prevalere l’effettiva scelta dei palmesi, verificando se davvero la città si è espressa per come oggi tutti sappiamo, o se invece la volontà era diversa ma per via di qualche errore nei conteggi delle schede non è emersa.

Il Circolo “Armino” chiede dunque al Tar che sia invalidato l’intero procedimento elettorale, perché da una prima lettura dei verbali ci sarebbero diverse illiceità, già manifestate dal Circolo alla commissione elettorale centrale, a cui era stato chiesto, subito dopo il primo turno, l’annullamento dell’esito dell’urna per evitare di andare al ballottaggio tra dubbi e sospetti. In subordine, il Circolo chiede almeno che vengano contate nuovamente le schede, perché nelle sezioni 1 e 16 in particolare, sembrano molto più evidenti che altrove errori nel conteggio delle schede.

Ci sono poi ben 41 voti non assegnati nel seggio 1, schede cioè né annullate, né assegnate a seguito di contestazioni da parte dei presidenti di lista.

Il ricorso, dopo il primo turno di elezione, non poteva essere presentato; i ricorrenti hanno dovuto attendere che venisse proclamato il consiglio comunale per impugnare quell’atto.

A spiegare i dettagli del ricorso, Teresa Famà, avvocato e socia del Circolo “Armino”, nonché candidata alle elezioni; Famà ha collaborato con lo Studio Legale Minasi nella preparazione e deposito del ricorso.

“Insieme al collega Minasi, dopo aver avuto in mano gli atti ufficiali della commissione centrale, abbiamo riscontrato la presenza di un possibile problema e capito che potevano esserci le condizioni per un ricorso al Tribunale Amministrativo – ha detto Teresa Famà – Già dai conteggi dei voti che i nostri rappresentanti di lista avevano portato, ci siamo resi conti che qualcosa non quadrava, per cui abbiamo subito pensato al ricorso”.

Il ricorso è stato quindi studiato e depositato in Tribunale e gli ufficiali giudiziari stanno provvedendo a notificare l’atto ai consiglieri ed al sindaco; l’udienza per la discussione è stata fissata per il prossimo 4 ottobre e adesso si attende solo l’udienza per discutere i motivi del ricorso, quindi la violazione di legge.

“Al Tar spetta il compito di capire se c’è la prova di resistenza – ha aggiunto Famà – perché riteniamo che al candidato Ippolito non siano stati conteggiati dei voti che, riteniamo, sarebbero stati decisivi per farlo arrivare al ballottaggio. Il provvedimento elettorale, rispetto ad un normale provvedimento amministrativo, è più celere e non è escluso che tutto si possa concludere in una sola udienza”.

Gli scenari che si potrebbero presentare sono sostanzialmente tre: o il non accoglimento delle richieste, o l’annullamento dell’intero procedimento elettorale con indizione di nuove elezioni, o la disposizione dell’apertura dei plichi contenenti le schede elettorali, con riconteggio dei voti.

“Non temiamo chi dice che un provvedimento del genere paralizzerà la città – ha aggiunto Pino Ippolito – Per prima cosa deve prevalere la verità, e quindi la volontà degli elettori, non si può rinunciare a quella che è la volontà del popolo. Ci sarà un commissariamento, sì, qualora il Tar accogliesse le nostre richieste, e si andrà a votare non appena sarà possibile.