Il doping non consiste solo nella presenza di una sostanza proibita nell’organismo di un atleta, ma include anche il possesso di tali sostanze da parte di una persona con l’intenzione di farne uso. È considerato doping anche l’uso, il consumo o l’applicazione di qualsiasi sostanza fisiologica o di una sostanza non convenzionale, così come l’adozione di qualsiasi metodo volto ad aiutare un atleta a raggiungere un obiettivo specifico, ovvero ad aumentare le capacità e la forza in gara.
Chiunque violi le norme e i regolamenti antidoping nello sport dovrebbe essere sanzionato. Questo principio si basa sul presupposto che, se un individuo non intende utilizzare una sostanza proibita, non dovrebbe né possederla né risultare positivo a un test antidroga o a una sostanza dopante.
È necessario adottare misure legali per controllare e ridurre l’abuso di droghe e il doping nelle attività e negli eventi sportivi, a beneficio non solo del singolo atleta, ma anche dello sport in generale e dell’intera nazione, promuovendo una competizione leale e naturale. La responsabilità disciplinare, così come le eventuali sanzioni, devono essere complete, proporzionate e applicate a qualunque trasgressore riconosciuto colpevole.
La violazione delle norme antidoping è considerata una responsabilità penale e non civile. Anche un allenatore, un proprietario di una squadra o un medico possono essere sanzionati con la squalifica se ignorano intenzionalmente le regole antidoping al fine di ottenere un vantaggio competitivo.
Nonostante gli studi approfonditi e le misure adottate dal Comitato Olimpico Internazionale e dalla WADA, nonché le sanzioni severe previste per i trasgressori, gli effetti devastanti del doping sulla salute degli atleti – fino a causarne la morte – e l’aumento costante dei controlli, il fenomeno del doping è ancora in crescita. Una parte significativa dei casi discussi presso il Tribunale internazionale Arbitrale dello Sport (TAS) riguarda atleti russi.
Secondo il principio latino ignorantia legis non excusat (l’ignoranza della legge non scusa), un atleta non può dichiararsi innocente sostenendo di non essere a conoscenza della natura proibita di una sostanza o di un metodo. Per questo motivo, la maggior parte dei procedimenti per doping si conclude con la condanna dell’atleta, mentre è raro che l’imputato riesca a dimostrare la propria totale innocenza.
Uno dei pochi casi conclusi con l’assoluzione dell’atleta è stato quello di Ysaora Thibus, schermitrice olimpica francese, che nel 2025 si è difesa con successo dall’accusa di doping invocando la cosiddetta “contaminazione tramite bacio”. Thibus era stata sospesa provvisori-amente dalle competizioni nel 2024 e formalmente incriminata dall’Agenzia Internazionale per i Test Antidoping (ITA) dopo che un test, effettuato durante il “Paris 2024 International Challenge”, aveva rivelato la presenza di Ostarina, una sostanza inclusa nell’elenco di quelle vietate dalla WADA.
Dopo un’udienza in presenza presso il TAS, il tribunale ha stabilito che la contaminazione era avvenuta in modo involontario, a causa di ripetuti baci scambiati con la sua compagna, la quale assumeva Ostarina all’insaputa dell’atleta. Il TAS ha dunque respinto il ricorso della WADA, che chiedeva una squalifica di quattro anni, ritenendo che Thibus non avesse alcuna colpa né negligenza.
Il caso presenta analogie con quello del tennista Richard Gasquet, risalente al 2009. Anche in quell’occasione, il TAS respinse i ricorsi della Federazione Internazionale Tennis e della WADA, che chiedevano una squalifica di due anni, dopo aver accertato che Gasquet era stato accidentalmente contaminato da cocaina durante un bacio.




