CITTANOVA – Serge Latouche, economista e filosofo francese, professore emerito di Scienze Economiche all’università di Parigi ha chiuso a Cittanova la prima edizione del Piana Eco Festival organizzato dall’associazione EcoPiana, presieduta da Carmela Guerrisi.
L’evento che si è tenuto questa mattina nella sala del cine-teatro Rocco Gentile, rappresenta al contempo l’avvio della prossima stagione del festival, ormai consolidato nel territorio pianigiano, che prevede – tra gli altri – due appuntamenti di rilevante spessore: un convegno su Pasolini in quanto teorico del vero progresso contro lo sviluppo puramente industriale e l’Arte come ricchezza culturale ed economica.
Ad accogliere l’ospite d’eccezione, di fronte alla gremita platea di studenti, cittadini ed amministratori, gli organizzatori della manifestazione: Girolamo Guerrisi, ideatore del progetto, imprenditore e vice presidente dell’associazione EcoPiana; Guerino Bovalino, sociologo; Ferdinando Dagostino, antropologo.
“La decrescita come progetto per il futuro”, questa la denominazione indicata per introdurre la “lectio magistralis” del professore Latouche incentrata sulla lotta agli sprechi ed ai consumi. Una critica incisiva all’economia occidentale e l’introduzione di un percorso diverso che punta al benessere collettivo.
E’ la “decrescita” il fenomeno alternativo che il filosofo prende in considerazione per risollevere le sorti, non soltanto economiche, del pianeta.
Un accorato invito alle giovani generazioni alla ricerca e alla costruzione di una società più sostenibile e piu auspicabile.
Un’opposizione ferma “alla crescita per la crescita”, una rivoluzione culturale che possa lasciare lo spazio al vero sviluppo inteso come soddisfacimento dei bisogni dell’individuo.
Siamo giunti ad un punto di non ritorno – ha dichiarato Latouche – e la “decrescita” rappresenta un programma filosofico realmente attuabile.
Occorre rifondare le coscienze, reimmaginare il mondo. Gli intellettuali, i filosofi, gli studiosi devono mettere in campo la creatività. L’economia capitalista – ha incalzato il filosofo – ha divorato l’ambiente. I governi sono burattini di un’oligarchia mondiale – ha aggiunto – che gestisce l’economia di crescita. La società dei consumi va verso la barbarie. L’unica, possibile società alternativa è quella della decrescita.
Non si parla di un’utopia! si tratta di un percorso difficile e in salita ma fattabile con la collaborazione di tutti.
Viviamo in una società di crescita senza crescita – ha ripetuto in piu occasioni il professore – un mondo depresso ed infelice, con un alto tasso di disoccupazione, suggellato da tagli finanziari rispetto a tutto cio che crea benessere.
Trasformare i circuiti di produzione è possibile – ha affermato Latouche – modificare i metodi di produzione, ridurre lo spreco, gli orari di lavoro. Non si tratta di un programma politico, ma di un orizzonte di senso dal quale si può trarre un programma di governo.
Tre i punti cardine su cui l’individuo deve incentrare la sua opera intellettuale e pratica.
La rilocalizzazione, demondializzare la società, uscire dalla guerra del tutti contro tutti e ricreare un tessuto industriale per soddisfare i bisogni del popolo. Riconvertire l’energia e l’agricoltura. Ridurre gli orari di lavoro nello spirito della decrescita; si lavora meno per lavorare tutti, si lavora meno per assaporare maggiormente la vita contemplativa, politica, sociale.
La decrescita – ha concluso Serge Latouche – deve essere intesa come l’orizzonte di senso per creare una società solidale, quel tessuto sociale che le nuove generazioni devono impegnarsi a creare nell’intento di porre le basi necessarie per un mondo migliore.





