CITTANOVA – Si è svolto ieri mattina, nella sala congressi della Banca di Credito Cooperativo di Cittanova, il forum di testimonianze, promosso dal club Rotary di Reggio Calabria, sulla delicata questione delle migrazioni.
Presenti, numerosi studenti, degli istituti superiori cittadini e al tavolo dei relatori, il Vescovo della diocesi Oppido-Palmi, Francesco Milito, il sindaco di Cittanova, Alessandro Cannatà, il presidente del club Rotary, Antonino Gatto, sacerdoti, prelati, diaconi, volontari impegnati quotidianamente, nel sociale, provenienti da ogni parte della piana.
Amministratori ed uomini di Chiesa, accomunati da un unico obiettivo: realizzare il progetto di integrazione degli immigrati, sviscerarne le problematiche e adottare le soluzioni più idonee, partendo dalla promozione di una cultura dell’accoglienza.
Al centro di tutto la persona, con la sua dignità, nella sua interezza, con la sua triste storia, fatta di sacrifici, di rinunce, di scelte dolorose ma spesso necessarie, nella rincorsa per una vita migliore.
L’essere umano, quindi, con i suoi bisogni emotivi ed esistenziali che la carità materiale, da sola, spesso non è in grado di soddisfare.
E poi, ancora, il viaggio della speranza, quello dei fratelli meno fortunati, costretti ad abbandonare la terra natia, e con essa la famiglia, gli affetti indissolubili, alla ricerca disperata dell’ordinario, senza null’altro a pretendere.
Le loro attese, nei confronti di una comunità nuova, sconosciuta che con senso di accoglienza possa tendere le braccia ai fratelli di un unico padre.
Una giornata davvero significativa, iniziata con le lodi al Signore, del coro Gospel, costituito dagli immigrati africani stanziati nelle tendopoli del bosco di Rosarno e diretto da don Roberto Meduri.
Ciascuno degli intervenuti, ha messo a tappeto la propria esperienza di solidarietà e l’impegno profuso dalla diocesi di Oppido- Palmi, ne è emerso, lo spirito di carità, i sentimenti di fratellanza, alla base delle azioni che quotidianamente e globalmente considerate, spingono verso una società compatta che non teme le diversità, ma viceversa, le considera un arricchimento del tessuto sociale.
In tale contesto, risulta di fondamentale importanza, il ruolo delle caritas diocesane, delle associazioni umanitarie, di quanti operano giornalmente al servizio dei più deboli, dei tanti volontari che si spendono con amore fraterno, per alleviare dolori e sofferenze che spesso costituiscono il pesante bagaglio di chi affolla navi e baracconi della speranza.
E allora da piu fronti, questa mattina, è stato fatto appello alle istituzioni, agli amministratori locali, affinchè con maggiore attenzione, si possa promuovere una politica a favore, un’azione globale fatta di concretezze, di contributi a sostegno delle organizzazioni umanitarie che non possono operare semplicemente con autofinanziamenti o donazioni. I bisogni sono in aumento e le situazioni di emergenza non accennano a diminuire.
Incisivo, l’intervento conclusivo del Vescovo Milito: “la piana di gioia tauro non è cio che appare dai mezzi di informazione, ha dichiarato, questa è una terra di bontà e solidarietà, capace di gesti singolari, a livello ecclesiale e laicale”.
La fede, la preghiera, la persona, la carità, la speranza, il senso della missione: queste le parole chiave della giornata, analizzate da mons. Milito.
Ma quale il quadro emerso? il Vescovo, ha parlato di “punti fermi”, delineati da cio che è stato fatto, dalle conquiste ottenute e da ciò che si tenta di realizzare; ma ha accennato, altresì, ai “punti in sospeso”, costituiti dai tanti progetti rimasti inattuati, ancora in attesa di risposta, caratterizzati dai silenzi ricevuti da chi invece avrebbe dovuto fare.
E ancora, il Vescovo, ha fatto riferimento ai “punti di ipocrisia”, affermando che, quando si parla di clandestini, di sbarchi e approdi, nulla c’è di improvviso, tutto è a monte programmato e pilotato, anche se si finge di non sapere.
Ha concluso, richiamando alla fede che crede nel miracolo della carità.
Elisabetta Deleo





