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“ChiASPettamuore”: l’iniziativa del Comune di Palmi per chiedere una sanità migliore

Il sindaco Ranuccio e don Silvio Mesiti: «I calabresi sono stanchi, calpestati tutti i diritti»

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“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

L’articolo 32 della Costituzione Italiana ricorda che la salute è un diritto di tutti, nessuno escluso, e da questo pomeriggio il testo si trova esposto in un banner sul balcone di Palazzo San Nicola a Palmi – con tanto di hashtag #chiASPettamuore – per volere del sindaco e dell’amministrazione comunale, che dopo le vicende degli ultimi giorni legate allo scandalo nel settore della sanità regionale, vogliono ribadire che la Calabria non è figlia di un Dio minore, e che i calabresi hanno diritto ad una buona sanità.

 

A sostenere l’iniziativa dell’amministrazione comunale c’è don Silvio Mesiti, parroco della Chiesa Matrice di Palmi, promotore insieme alle aziende “Be2Be” e “Webgenesys”  di una campagna di raccolta fondi a sostegno delle strutture sanitarie della Provincia reggina.

«Con i fondi che abbiamo raccolto nei mesi scorsi, grazie alla generosità di tanta gente, avremmo voluto dotare di strumentazioni adeguate gli Ospedali di Palmi, Polistena, Gioia Tauro, Locri e Melito Porto Salvo, favorendo la creazione dei reparti Covid con posti letto per affrontare l’emergenza – ha detto don Silvio – Emergenza che in un primo momento in Calabra non abbiamo avuto, ma che oggi invece stiamo vivendo. Bene, quando ci siamo rivolti ai responsabili sanitari per destinare i soldi raccolti, ci è stato risposto che a Gioia Tauro non ne avevano bisogno. Sapete cosa è successo? Sono stati spesi soldi per allestire il reparto Covid, che dopo poco è stato smantellato. Quei soldi raccolti – ha proseguito don Silvio – sono andati a finire negli altri ospedali, ed i primari mi hanno ringraziato».

Se dunque la Piana non può contare su un centro come Gioia Tauro, lo deve a delle scelte discutibili ed incomprensibili, che nn giovano alla sanità fortemente compromessa di questa Regione.

«Durante la prima fase della pandemia la Calabria si è scoperta unita e solidale – ha aggiunto don Silvio – oggi invece si protesta. Bene, io dico che è un nostro diritto scendere in piazza e protestare, ma attenzione a rivolgere le nostre proteste nella direzione giusta. Se si chiede una sanità migliore, allora facciamo bene ad alzare la nostra voce, se invece ci opponiamo alla denominazione di Regione “rossa”, stiamo sbagliando, perché il pericolo di sprofondare in una situazione ingestibile c’è. Purtroppo oggi a pagare le conseguenza di una gestione leggera dell’emergenza sanitaria, sono i commercianti, i quali sono stati costretti ad abbassare le saracinesche un’altra volta. A loro va tutta la mia vicinanza».

Il sindaco, Giuseppe Ranuccio, che ieri era presente alla manifestazione dei sindaci della Città Metropolitana a Reggio Calabria, ha ribadito l’assoluta necessità di mettere fine ad una cattiva gestione commissariale della sanità che in oltre 10 anni non ha portato alcun beneficio alla Regione.

«Abbiamo voluto indire questa iniziativa per lanciare un messaggio forte e chiaro – ha detto Ranuccio – Siamo stanchi: del commissariamento, della Sanità allo sbando, dei diritti che da oltre un decennio ci vengono negati, di tutto. È di poche ore fa la nomina di un nuovo commissario ad acta, l’ennesimo “papa straniero” che dovrà provare a far quadrare i conti della sanità calabrese. Servirà? La sanità in Calabria è commissariata da 11 anni ed in tutto questo tempo nessuno ha mai saputo rimettere in ordine i conti. Da quello che abbiamo appreso grazie al servizio giornalistico della trasmissione di Rai 3, c’è un evidente concorso di colpe tra il Ministero della Salute, la Regione ed il settore della sanità commissariato: il Ministero stanzia dei fondi, chiede alla Regione di approvare un piano per l’emergenza, la struttura del Commissario rinvia e nessuno si è preoccupato di chiedere conto di quei soldi, del perché non sono stati richiesti e quindi spesi?».

Ranuccio sottolinea che la vicenda della mancata realizzazione del Piano per l’emergenza Covid da parte di Cotticelli, andrebbe approfondita ed indagata dalla magistratura. «I calabresi meritano che venga fatta giustizia».