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Calabria, la Uil lancia la proposta: “Abbattere l’Irpef per gli under 35 per fermare l’esodo dei giovani”

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A Maierato, nel cuore della Calabria che prova a rialzarsi, il congresso regionale della Uil si è trasformato in un momento di verità. Non una semplice assemblea sindacale, ma un confronto diretto con la realtà di una regione che, mentre registra segnali di vivacità economica, continua a vedere partire i suoi figli migliori.

Sul palco, accanto al segretario generale Pierpaolo Bombardieri, la segretaria regionale Mariaelena Senese ha lanciato una proposta che suona come un tentativo di inversione di rotta: abbattere l’Irpef per gli under 35, alleggerire la pressione fiscale su chi dovrebbe rappresentare il futuro della Calabria.

Perché il punto, come Senese ha spiegato ai giornalisti, è semplice e drammatico allo stesso tempo: “Se i giovani continuano ad andare via, significa che qui non trovano prospettive”. E i numeri lo confermano con una chiarezza che non lascia spazio alle interpretazioni.

La Banca d’Italia parla di un’economia calabrese più dinamica, di un Pil che sale, di un export che sorprende. Ma dietro questi segnali incoraggianti si nasconde una verità più amara: il reddito pro capite è fermo a 16.800 euro, tra i più bassi d’Italia, e gli investimenti continuano a concentrarsi su settori stagionali, come il turismo, che non generano sviluppo stabile.

E così, mentre la Calabria prova a crescere, i giovani partono. Partono perché non trovano lavoro. Partono perché non trovano stabilità. Partono perché non trovano un futuro.

Dal 2019 al 2026, secondo l’elaborazione del Sole 24 Ore su dati Istat, il Mezzogiorno ha perso il 7,6% della popolazione tra i 18 e i 35 anni. La Calabria, in questo quadro, è tra le regioni più colpite.

I numeri sembrano quelli di un bollettino, e in un certo senso lo sono:

  • Reggio Calabria: -11,9%
  • Catanzaro: -11%
  • Cosenza: -9,3%
  • Vibo Valentia: -8%
  • Crotone: -12,1%, tra le peggiori d’Italia

Non è solo una fuga. È una selezione al contrario: a partire sono soprattutto i profili più qualificati, quelli che altrove trovano università competitive, imprese innovative, mercati del lavoro dinamici.

E mentre il Nord cresce – Gorizia +10,9%, Genova +8,4%, Bologna +8,1% – il Sud si svuota.

Tra i dati che più preoccupano la Uil c’è quello dell’occupazione femminile: 37% in Calabria, contro il 51% del Nord e lontanissimo dal 62% richiesto dall’Unione Europea.

Senese lo dice senza giri di parole: “È ridicolo parlare di natalità se non mettiamo le donne nelle condizioni di lavorare e conciliare vita e famiglia”.

Una fotografia che racconta una regione dove il talento femminile fatica a trovare spazio, e dove la mancanza di servizi e opportunità pesa come un macigno.