Michele Conìa, avvocato, sindaco di Cinquefrondi e consigliere metropolitano della Città Metropolitana di Reggio Calabria con deleghe a Trasparenza, Immigrazione, Cultura, Sanità e Sviluppo della Piana di Gioia Tauro, esprime “stupore e preoccupazione” dopo aver appreso dalla stampa che il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie avrebbe consegnato al Presidente della Regione Calabria una bozza analoga alle pre‑intese firmate lo scorso novembre con Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte in materia di autonomia differenziata.
Conìa ricorda che tali pre‑intese riguardano il trasferimento di competenze su protezione civile, previdenza complementare, professioni e sanità, materie considerate “non Lep”, cioè non soggette alla preventiva definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni. Una scelta che, secondo il sindaco, contrasta con la recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 192/2024), la quale stabilisce che ogni richiesta di autonomia debba essere motivata sulla base di specificità territoriali e riferita a singole funzioni, non a intere materie.
Il primo cittadino giudica inoltre “inaccettabile” l’inserimento dei Lep nella legge di bilancio, come denunciato anche dalla Svimez in audizione parlamentare, ritenendo che ciò aggiri le indicazioni della Consulta, che aveva chiesto una revisione profonda della legge quadro sull’autonomia differenziata e un maggiore coinvolgimento del Parlamento.
Conìa ricorda che la Corte, nella sentenza del 3 dicembre 2024, ha ribadito l’impossibilità di devolvere interi ambiti e la necessità di definire i Lep garantendo l’universalità dei diritti. Nonostante ciò, il ministro ha presentato nel 2025 un disegno di legge delega per la definizione dei Lep e successivamente ha inserito nella manovra 2026 i livelli essenziali relativi a sanità, inclusione, diritto allo studio e assistenza agli studenti con disabilità.
Il sindaco sottolinea di essere stato tra i primi amministratori a mobilitarsi contro il federalismo fiscale: Cinquefrondi, ricorda, fu il primo Comune in Italia ad approvare una delibera contraria nel dicembre 2018. Nella sua audizione alla Camera sul DDL Calderoli, Conìa aveva già sostenuto la necessità di parlare non di “Livelli essenziali”, ma di “Livelli uniformi”, perché i Lep rischiano di fissare un’uguaglianza “al ribasso”, lasciando intatte le diseguaglianze territoriali.
Conìa si dice convinto che l’attuale progetto di autonomia differenziata “porterà alla frantumazione dell’assetto istituzionale e comprometterà il principio di universalità dei diritti”, con particolare riferimento al diritto alla salute. Richiama i dati critici della sanità calabrese – mobilità oncologica, rinuncia alle cure, costi insostenibili dei farmaci, carenza di personale – e chiede un piano strutturale di stabilizzazione del personale e il rafforzamento della sanità di prossimità.
“Il nostro sistema sanitario rischia il collasso e non può più attendere soluzioni definitive”, afferma. Per questo annuncia che continuerà a partecipare alle mobilitazioni “accanto ai più deboli e vulnerabili”, opponendosi a ogni percorso che preveda ulteriori forme di autonomia ai sensi dell’art. 116, comma 3, della Costituzione. E invita tutti i sindaci e le sindache calabresi a fare altrettanto.





