Riceviamo e pubblichiamo:
Partiamo dalla fine, così si potrà spiegare perché gli italiani, tra cui si accompagnano talvolta malamente i calabresi, sono così dubbiosi su ciò che gli si racconta.
C’è una legge dello Stato, la 185 del 1990 che tratta di “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”, e che all’articolo 7 ci dice che “sono vietate la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione e il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari”.
E’ vietato anche il transito!
Qualcuno se ne è ricordato in queste ore di confusione legittima ed è scoppiato subito il caso di un Governo che prima legifera e poi con spirito masochista e cialtrone entra in conflitto con se stesso.
Certo, non è la prima volta che capita, basti pensare al recentissimo incredibile caso del precedente governo Monti che sul rigassificatore di San Ferdinando targato De Benedetti, sconfessa il proprio organo tecnico, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, emanando alla bisogna dei perfezionati decreti capestro.
Stiamo parlando di un corto circuito istituzionale sensazionale, di una classe politica che sconfessa se stessa.
Chi ha la memoria storica non può quindi che farsi venire dubbi legittimi. E noi di dubbi sulla bontà altrui ne trasciniamo sin dall’Unità d’Italia!
La storia delle armi siriane che devono “obtorto collo” passare per la Calabria e Gioia Tauro, ricorda molto da vicino la stretta di mano tra mafia e Stati Uniti all’epoca in cui si doveva trattare lo sbarco in Sicilia nella seconda guerra mondiale, con la differenza – nel caso delle armi siriane – che qui la mafia parla a nome di entità sovranazionali europee e stringe patti d’acciaio con le superpotenze.
Il Wall Street Journal del 16 gennaio scorso ci racconta una cosa di cui non avevamo dubbi, questa operazione non è mai stata tentata prima d’ora in nessuna parte del mondo.
Il trasbordo di gas potenzialmente mortali come l’Iprite ed il Sarin dovrebbe avvenire – sempre secondo il prestigioso quotidiano americano – su una nave, la Cape Ray varata nel 1977 e non fornita di doppio scafo.
E ciò non solleva certamente gli animi.
Ci troviamo prigionieri di richieste sovranazionali che non possiamo rifiutare, proprio come nel film Il Padrino, ed anche se dobbiamo pagare dazio per la nostra posizione da Cenerentola nello scacchiere mondiale, anche se ci vengono imposte richieste assurde per garantire la nostra parte per un fantasioso mondo migliore, tutti devono sapere che non siamo più un territorio di conquista, ed anche se il Trattato di Arhus è messo sotto i piedi, noi gente comune, ci riprendiamo la nostra autodeterminazione senza aspettare per farlo il permesso dalla politica e dalle istituzioni.
Senza aspettare il permesso di nessuno e senza essere merce di scambio. Se lo ficchino tutti bene in testa, è finito il loro mondo e non se ne sono ancora resi conto.
Le anime belle che adesso si contendono con sprezzante sufficienza la rincorsa alla legittimazione di un mondo migliore fatto di smantellamenti delle armi di massa, fanno a gara a rilevare l’ingratitudine dei calabresi verso l’ONU, verso l’Europa, verso l’Italia che svolge un ruolo prezioso nella pace del medio oriente, siamo insomma guerrafondai senza rimedio, un po’ come ci dipingevano i piemontesi inviati in Calabria intorno al 1860 a conquistare la nostra terra e chi non ci stava, al muro, sparato in testa e con la lingua mozzata.
Poi ci sono i profittatori doc, quelli che si premurano di difendere mascalzonate o veri e propri atti criminali nel nome di un’improbabile e ammuffito “volano di sviluppo della Calabria”, come sta avvenendo in questi giorni, affratellando politica e sindacati, con la difesa di ciò che è indifendibile, di un pacifismo a orologeria e di una bandiera della pace dimenticata in soffitta da chi solo dieci anni prima aveva fermato i porti italiani con uno schiocco di dita!
Noi diciamo che queste anime belle, e sono tante, farebbero bene a cambiare musica, tecnica e strategia, perché non attacca. Nessuno qui ha la sveglia al collo e l’anello al naso. Nessuno di noi ha una visione limitata di come vanno le cose nel mondo, e soprattutto nessuno ha più voglia di essere preso in giro.
La politica a qualsiasi livello istituzionale, il sindacato, il mondo imprenditoriale, si mettano pure i tappi nelle orecchie alle rivendicazioni di un territorio riempito da dubbi leciti, di industrie senza sviluppo calate dall’alto e concentrate in pochissimi chilometri quadrati, capaci solo di fabbricare disoccupazione e neoplasie crescenti specie nella Piana di Gioia Tauro, noi riempiremo sempre e comunque ogni spazio possibile per far sentire la nostra voce e far prevalere i nostri diritti.
Dobbiamo alla fine ringraziare il Ministro Bonino per aver fatto esplodere le nostre piccole cialtronerie e grandi contraddizioni, e visto che all’ONU partecipano anche India e Libia, obbligare questi due paesi a rilasciare immediatamente e senza condizioni i marò in India e i due operai calabresi sequestrati in Libia.
Non si passa dalla parte dei buoni mentendo ad un popolo. Non è mai successo.
Pino Romeo, urbanista
coordinatore del Tavolo Tecnico di Tutela Ambientale Piana di Gioia Tauro




