Il cantastorie e cantautore folk calabrese, Otello Profazio, è morto questa mattina.
Aveva 88 anni, era nato a Rende ma viveva a Pellaro, quartiere alla periferia di Reggio Calabra; è deceduto al “Grand Ospedale Metropolitano” di Reggio Calabria dove era stato ricoverato in gravi condizioni per problemi cardiaci.
Fin da giovanissimo ha avuto l’istinto e il bisogno di raccogliere e far conoscere il patrimonio etnomusicale del Sud Italia.
È stato un grande ricercatore e trovatore di testi musicali antichi che poi amava rielaborare. Ha creato una sorta di enciclopedia musicale della quale egli stesso ha curato e catalogato i testi per tematiche.
Disco d’oro per “Qua si campa d’aria” nel 1974, album che ha venduto oltre un milione di copie, un traguardo senza precedenti nella storia del genere folk in Italia.
Nel corso della sua vita, Profazio ha pubblicato oltre 25 album e si è esibito non solo in Calabria e in Italia ma anche all’estero, dove ha portato la storia e la cultura del suo meridione.
Per 15 anni ha tenuto una rubrica settimanale sulla “Gazzetta del Sud” dal titolo “Le Profaziate”.
Definito l’Omero calabrese, i suoi testi, anche quelli che possono apparire più leggeri, sono dei canti di protesta e critica, una denuncia della situazione sociale in cui il Sud si ritrova a vivere, per ciò che i potenti avrebbero potuto fare e non hanno mai fatto.
Così l’Italia, la Calabria in modo particolare, perdono un gigante del folk, un pezzo importante di storia.





