Giorgio ha appena finito di mangiare un gelato. Ha in mano lo scontrino, due tovaglioli usati con cui ha pulito bocca e mani e un cucchiaino in plastica. Deve disfarsene e pensa che sì, se lascia i suoi rifiuti a terra cambia poco perché tanto ai bordi del marciapiede è pieno di carte e altri piccoli rifiuti.
La stessa cosa fa Lucia con il suo pacco di patatine appena consumate con la sua amica Laura, che ha in mano una lattina di una bibita condivisa con Lucia: lasciano tutto a terra, tra l’erba cresciuta ai lati della strada.
E così anche Domenica, Marco, Riccardo, Annalisa e via dicendo: «lo fanno tutti, perché non dovremmo farlo anche noi?».
Carlo ha un cane e due volte al giorno lo porta a fare una passeggiata, o in giro a fare i bisogni; come Carlo, anche Manuel, Damiano, Angela e Marcello hanno dei cani e li portano fuori al mattino e alla sera; di portare paletta e bustina per raccogliere i bisogni dei loro amici a quattro zampe proprio non se ne parla: «nessuno pulisce dove i cani sporcano, perché dovremmo farlo proprio noi?».
È il circolo vizioso dell’ineducazione che si attiva e che trasforma un normale cittadino in un incivile, il quale incivile, poi, trasforma la città in una pattumiera a cielo aperto.
Passeggiando per Palmi queste sono scene ordinarie: sotto ai marciapiedi si trova ogni tipo di rifiuto e sopra ai marciapiedi è un continuo fare slalom per evitare di calpestare i bisogni dei cani che i padroni non raccolgono.
Sono azioni, abitudini cattive, che non possono trovare alcuna giustificazione, che macchiano l’immagine di una città e che contribuiscono a renderla brutta e poco desiderabile: diciamoci la verità, chi è che trova piacevole passeggiare per le strade sporche e maleodoranti di un paese?
Le responsabilità, però, sono condivise perché, se da un lato è vero che le persone sono poco sensibili al tema della pulizia e del rispetto dei luoghi pubblici, c’è da dire che chi ha il dovere di far sì che la città venga tenuta pulita, evidentemente non fa abbastanza.
Se oggi butto a terra una carta e nessuno la raccoglie, domani ne butto due nello stesso punto e diventano tre, dopodomani le carte saranno sette e così via, allora vuol dire che per quella strada nessuno passa a pulire e se, a distanza di più di un mese, nessuno passa a raccogliere il lerciume che c’è per strada, allora vuol dire che anche “il controllore” deve essere controllato. E richiamato. Perché sì, è sempre sbagliato sporcare i luoghi pubblici, ma se un posto è particolarmente sporco, saremo tutti incentivati a sporcarlo ancora di più, mentre se lo troviamo pulito, forse la tentazione di buttare a terra dei rifiuti diminuisce.
Stessa cosa per i cestini per buttare le piccole carte: a Palmi sono pochi, pochissimi, concentrati perlopiù su corso Garibaldi, via Roma e piazza I Maggio; sul viale Rimembranze non ce ne sono, per trovarne uno in via Veneto bisogna percorrerla tutta fino al piazzale Veneto, nelle traverse e vie secondarie sono una rarità. E questo incentiva la voglia di disfarsi di carte e piccoli rifiuti buttandoli a terra.
In questi giorni l’amministrazione comunale di Palmi ha avviato una vera e propria lotta senza quartiere per risalire a chi abbandona i sacchi della spazzatura in strada, in modo indiscriminato; è giusto, più che giusto farlo perché l’abbandono di rifiuti è un reato e sporcare la città è gesto di scarso senso civico.
Ma questa lotta rimane vana se non si agisce sulla pulizia ordinaria.
Quando la cattiva abitudine di sporcare le strade si trasforma in un problema, allora quel problema va affrontato con tutti i mezzi a disposizione: intensificazione della pulizia, nomina di “sentinelle ecologiche”, video trappole e tutto ciò che è necessario per ristabilire l’ordine e la pulizia.








