Assolti perché il fatto non sussiste. Con questa formula la Corte di appello di Reggio Calabria ha riformato la sentenza emessa nel 2013 dal Tribunale di Palmi con la quale erano stati condannati a 2 anni e mezzo di reclusione i
tre vigili di Gioia Tauro Teresa Plateroti, Santo Vardè e Giacinto Calfapietra.
I 3 erano ritenuti responsabili di falso in atto pubblico, per aver redatto un’annotazione nella quale era stata erroneamente sostenuta l’impossibilità di accertare l’identità del conducente di una moto che nell’estate del 2010 aveva travolto un pedone, mentre lo stesso era intento ad attraversare a piedi la Strada Provinciale di Gioia. Indagini successivamente effettuate dal Commissariato di Ps di Gioia Tauro avevano poi consentito di accertare che in quella occasione il centauro che aveva travolto il pedone si era trattenuto sul luogo ed aveva addirittura conversato con taluno degli agenti della Municipale.
Da ciò ne era derivata per i 3 vigili la grave accusa di aver falsamente ricostruito l’accaduto.
Nell’interesse di Plateroti ha proposto e discusso istanza d’appello l’avvocato Renato Vigna, per Vardè l’avvocato
Patrizia Surace, mentre per Calfapietra l’avvocato Domenico Ascrizzi e Pietro Serrao. Tutte le difese hanno sostenuto
la erroneità del primo verdetto, soprattutto sulla scorta del fatto che l’annotazione da cui sarebbe scaturita
l’accusa di falso non potrebbe né avrebbe mai dovuto essere considerata un atto “pubblico”. La Corte dopo gli interventi difensivi e dopo aver ascoltato le ragioni della parte civile ha mandato assolti i tre imputati.





