GIOIA TAURO – “La pericolosa situazione di disagio professionale che coinvolge tutte le unità operative del presidio ospedaliero, ha raggiunto livelli di guardia non più accettabili. Sono gravissime le carenze più volte lamentate, formalmente e informalmente, e mai risolte, e verso le quali sembra oramai esistere una forma di passiva assegnazione a più livelli”.
Inizia così la richiesta firmata dai 38 medici che lavorano all’ospedale di Gioia Tauro, fatta alla direzione sanitaria dell’Asp 5 di Reggio Calabria, e alla dirigente della struttura gioiese, dopo un’assemblea in cui si sono riuniti per affrontare un problema diventato ormai insormontabile.
I medici dell’ospedale “Giovanni XXIII” si trovano infatti in condizioni che non permettono di poter esercitare al meglio la propria professione e proclamano quindi lo stato di agitazione.
“Con la presente, – prosegue la nota – si proclama lo stato di agitazione dei medici di presidio poiché é, seppur intollerabile, del tutto reale la possibilità che lavorare in tali condizioni possa esporre a rischio, specie in emergenza urgenza, la vita dei pazienti che afferiscono al nosocomio di Gioia Tauro”.
Un documento importante quello affisso sulle pareti del nosocomio di Gioia Tauro e che riflette l’insostenibilità della situazione non soltanto per gli utenti ma anche e soprattutto per chi é costretto a lavorare in una situazione certamente poco agevole.
Lo smantellamento dei reparti ha contribuito a peggiorare la situazione di disagio, e pazienti e medici sono obbligati a usufruire di pochi servizi dividendosi tra una struttura e l’altra.
La lettera é datata 21 ottobre e da allora i medici aspettano un incontro con chi di dovere per porre rimedio ad una questione che non può più essere rimandata.
Eva Saltalamacchia





