A Gioia Tauro si respira un’aria pesante. Non è solo la fisiologica conflittualità politica a segnare queste settimane: è qualcosa di più profondo, più inquietante, che supera i confini del confronto democratico e sfiora territori che la città conosce fin troppo bene.
Due episodi, ravvicinati e gravi, hanno acceso l’allarme. Prima la lettera di minacce indirizzata alla sindaca Simona Scarcella, un gesto che ha scosso l’intera comunità. Poi, nella notte, il fatto ancora più inquietante: alle quattro del mattino qualcuno ha tentato di forzare la porta dell’abitazione dell’ex sindaco Aldo Alessio, figura storicamente impegnata nella battaglia contro la ’ndrangheta, anche attraverso la costituzione di parte civile nei processi e la collaborazione con la magistratura.
Episodi che hanno riportato alla memoria ferite antiche e che hanno fatto riaffiorare paure che Gioia Tauro sperava di aver lasciato alle spalle.
Non spetta alla politica stabilire chi siano i responsabili. Tocca alle forze dell’ordine e alla magistratura ricostruire la dinamica dei fatti, individuare eventuali autori e chiarire ogni dettaglio. Proprio per questo è necessario evitare processi sommari, accuse sui social, sospetti trasformati in verità.
Ma una cosa è chiara: questo clima deve finire.
Gioia Tauro è una città attraversata da divisioni profonde, dove lo scontro politico spesso supera i limiti del confronto civile. Ogni vicenda rischia di diventare terreno di polemica, ogni parola può trasformarsi in miccia. Eppure, mai come oggi, servono responsabilità, equilibrio e sangue freddo.
In questo quadro, un segnale importante è arrivato dal mondo politico e civile: solidarietà trasversale, senza distinzioni di schieramento. Messaggi di vicinanza sono giunti alla sindaca Scarcella e all’ex sindaco Alessio da esponenti di maggioranza e opposizione, da associazioni, cittadini, rappresentanti del territorio. Una risposta unitaria che, almeno per un momento, ha messo da parte le divisioni e ha ricordato che la democrazia si difende insieme.
Intimidire un sindaco o tentare di violare la casa di un ex sindaco non è politica. È qualcosa di molto più grave. E proprio per questo Gioia Tauro non può permettere che la paura, la rabbia e l’odio diventino la cifra del confronto pubblico.
La città ha già pagato un prezzo altissimo alla criminalità organizzata. Non ha bisogno di nuove fratture, né di un clima in cui ogni avversario diventa un nemico.
Se una comunità smette di parlarsi e inizia a temersi, a perdere è la città, serve ritrovare la capacità di confrontarsi senza odiarsi.





