Città del Messico, ore 13 del 19 Settembre 2017: è il 32° anniversario della tragedia che distrusse la capitale messicana e dal cuore della terra di sente un forte boato. Poi tutto inizia a tremare. E’ il terremoto, un violento terremoto.
7,2 della scala Richter, diranno i sismografi poco dopo, il secondo in appena 12 giorni, ma il bilancio delle vittime è da subito sembrato ben più drammatico di quello del 7 Settembre. 225 quelle finora accertate ma la United States Geological Survey (Usgs), l’agenzia scientifica del governo Usa per il territorio, ha stimato che potrebbero arrivare a 1000 morti.
A Città del Messico vivono e lavorano diversi italiani, molti di origine calabrese. C’è anche Claudio Gangemi tra loro, originario di Delianuova; si è trasferito in Messico diversi anni fa per lavoro e si trovava proprio a lavoro nel momento in cui si è avvertita la scossa.
“Mi trovavo nel mio ufficio in azienda, ero con un cliente, e all’improvviso mi sono accorto che il pavimento oscillava, si muoveva – racconta Claudio, raggiunto tramite Whatsapp – A quel punto ho gridato: “C’è il terremoto!”, e sono scappato nel punto di raccolta dell’azienda, dove già erano confluiti altri colleghi. La terra ha ripreso a tremare più forte dopo qualche istante dalla prima scossa, stavolta in maniera sussultoria. Non stavamo in piedi, perdevamo l’equilibrio”.
La paura era tanta, ma per fortuna Claudio è riuscito ad abbandonare l’edificio senza riportare ferite gravi.
“Mentre correvo fuori il tetto dell’edificio crollava – dice ancora Claudio – Io scappavo e vedevo il tetto crollarmi alle spalle, poi all’improvviso è andata via la luce. Non riuscivo a credere fosse vero, mi sembrava di stare in un film. Sono arrivato fuori e le gambe mi tremavano forte per la paura”.
Per strada scene di panico: la gente, spaventata e stravolta, urlava e chiedeva aiuto. Centinaia di onne e uomini correvano alla ricerca dei figli, molti si trovavano a scuola.
Il numero dei morti sale di ora in ora, 44 gli edifici crollati. Molte scuole si sono sgretolate ed una parte dell’Università è crollata, causando morti e feriti.
“Sono andato via quando la situazione si è un po’ stabilizzata – racconta Caludio – ma in città la gente era impazzita. Ho impiegato più di un’ora e mezza per arrivare a casa”.
In queste ore intanto è tornata la corrente; per precauzione la protezione civile ha vietato l’uso del gas per evitare fughe poiché durante i crolli gli impianti potrebbero aver subito danneggiamenti.
“Proprio alle 11 di ieri, anniversario del terremoto che nel 1985 colpì il Messico causando migliaia di vittime, avevamo terminato le simulazioni di evacuazione e commemorato le vittime – dice Claudio quasi incredulo – e due ore dopo ecco la terra tremare con violenza. E’ assurdo”.




