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Smart working e libertà: Spanò chiude la rassegna letteraria di Palmi

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Si congeda con uno sguardo alla ripresa post-feriale la kermesse letteraria del Mondadori
Point di Palmi, che, nella sua serata conclusiva, ha ospitato Francesco Maria Spanò,
Direttore People & Culture dell’Università Luiss Guido Carli di Roma e il suo saggio “Lo
smart working tra la libertà degli antichi e quella dei moderni”.
L’evento, promosso e curato dalla Scuola Superiore di Psicologia Applicata “G. Sergi”,
partner di Mondadori Point, ha radunato nel sempre accogliente e suggestivo salotto di Villa
Mazzini un pubblico attento e qualificato; la cornice ideale per consentire anche la consegna
da parte della Scuola di Psicologia di una targa di ringraziamento ad Emanuela Gioffrè,
Store Manager del Mondadori Point, per la comune condivisione nella promozione della
cultura.
L’incontro è stato fortemente voluto dagli organizzatori, per le molteplici sfaccettature e le
ricadute che l’argomento oggetto di discussione ha nell’organizzazione e nella gestione della
vita di ogni lavoratore. E in effetti, più che una lineare presentazione di un libro, l’evento si è
tramutato in una conversazione puntuale e bene circostanziata sui tratti tipici dello smart
working, grazie alla competenza di Spanò, che di questa visione rinnovata del lavoro agile –
questa la sua traduzione italiana – può essere considerato il teorico.
Sbaglia, infatti, chi ritiene che l’intervallo temporale dello smart working sia esclusivamente
coincidente con quel lockdown dell’epoca Covid, in cui l’azzeramento dei contatti sociali
comportò lo svuotamento dei luoghi di lavoro e l’inaugurazione massiva del “lavoro da casa”.
Sarebbe riduttivo e non consentirebbe di apprezzare le potenzialità che il lavoro agile ha non
solo nella gestione della produttività nel settore privato o dell’efficienza di quello pubblico,
ma anche nella valorizzazione dei tempi di vita, ritenuti prioritari molto più di retribuzione e
benefit economici, soprattutto dai new workers.
Tutto ciò si manifesta come sintomo della ricerca di un equilibrio tra orari lavorativi e tempo
libero, secondo un’indagine condotta da Giovani & Lavoro, del gruppo italiano “Direttori del
Personale”, di cui si è riferito nel corso della serata.
E Spanò, anche attraverso l’ausilio di slides, ha illustrato come le svolte rivoluzionarie nel
mondo del lavoro, come quella dell’introduzione dei veicoli a carbone in sostituzione della
forza da traino dei cavalli, ad esempio, abbiano suscitato inizialmente ilarità mista a
perplessità, per poi diventare la normalità nei processi produttivi.
Fra le tante tematiche approfondite nel volume collettaneo, di cui Spanò è anche
coordinatore, ampio spazio è stato dato alla relazione fra smart working e recupero dei
piccoli borghi, accompagnato anche dalla proiezione di suggestivi video di alcuni di essi,
ripresi dal videomaker amatoriale Claudio Casile, offrendo l’occasione per illustrare anche un

disegno di legge nazionale e le due proposte di legge regionale, di cui Spanò è estensore,
sulle misure di sostegno alle imprese che agevolano il lavoro agile ai fini del ripopolamento
dei tanti piccoli comuni di cui pullula la nostra penisola.
Il volume collettaneo presentato è un piccolo, ma agevole trattato, multidisciplinare, in cui le
caratteristiche e i pregi del lavoro agile vengono esaminati da diverse angolazioni e da
prospettive specialistiche – normative, psicologiche, sociologiche, storiche, tecniche,
artistiche – di assoluto pregio: non è una lettura da ombrellone, ma è certamente una lettura
da poltrona e da meditazione, perché è un invito a riflettere e a riconsiderare, in modo
speculativo in prima battuta, e in modo fattivo, successivamente, la percezione che ognuno
di noi dovrebbe avere del lavoro e quale ruolo dovrebbe il lavoro avere nella vita di ciascuno.
E’ un saggio a tratti anche rivoluzionario, quasi sobillatore, ma nel senso positivo del
termine, perché è uno sprone a lasciarsi alle spalle modelli organizzativi giuslavoristici
sorpassati e inadeguati a cogliere le sfide e le richieste dei moderni workers, per i quali il
rapporto fra vita e lavoro ha coefficienti di gradimento percentuali certamente incoerenti con i
tassi del passato e più focalizzati su modelli antropocentrici, che attingono linfa al benessere
individuale e collettivo, ma soprattutto, alla libertà di scegliere la felicità.