L’inizio della settimana scolastica si apre con la sospensione delle lezioni nei plessi dell’infanzia e della primaria “R. De Zerbi”, dove il guasto all’impianto di riscaldamento – in corso dal 22 gennaio – ha reso necessario lo stop fino al 28 gennaio. La decisione, formalizzata dalla dirigente scolastica Prof.ssa Anna Teresa Currà, è stata condivisa con il Comune di Palmi, che ha comunicato l’impossibilità di ripristinare il servizio in tempi brevi, nonostante l’ordine urgente dei componenti di ricambio e i tentativi di riparazione.
Il caso, pur circoscritto, riporta al centro dell’attenzione una questione più ampia e non più rinviabile: la tenuta dell’edilizia scolastica nel territorio di Palmi. Se da un lato va riconosciuto l’impegno degli uffici comunali e delle ditte incaricate nel gestire le emergenze, dall’altro è evidente che gli interventi tampone, per quanto necessari e apprezzabili, non sono più sufficienti. La manutenzione ordinaria, da sola, non può garantire la funzionalità di edifici scolastici spesso datati, con impianti che mostrano limiti strutturali e che non reggono più l’urto delle stagioni fredde.
A conferma delle difficoltà che interessano più plessi cittadini, è giunta anche una segnalazione riguardante la scuola media “Zagari” e il Liceo Classico, edifici adiacenti che condividerebbero lo stesso impianto di riscaldamento. Una configurazione che, secondo quanto riferito, crea disagi quando uno dei due istituti rimane chiuso: la caldaia, infatti, si troverebbe in uno dei plessi, e la sua inattività impedirebbe l’accensione dei riscaldamenti nell’altro, anche in presenza di attività pomeridiane. Un esempio concreto di come, in alcuni casi, la progettazione originaria degli impianti non risponda più alle esigenze attuali.
Il disagio vissuto dagli alunni e dal personale della De Zerbi non è un episodio isolato, ma il sintomo di una fragilità sistemica che richiede una risposta diversa: non più reattiva, ma pianificata. Serve una strategia di medio-lungo periodo che metta al centro la riqualificazione degli edifici scolastici, l’efficientamento energetico, la sicurezza degli impianti e la dignità degli spazi educativi.
La scuola non può essere trattata come un edificio qualsiasi. È il luogo dove si forma il futuro della comunità, e come tale merita attenzione, investimenti e visione. In questo senso, il caso De Zerbi deve essere letto non solo come un’emergenza da risolvere, ma come un’occasione per ripensare il modello di gestione dell’edilizia scolastica, coinvolgendo istituzioni, dirigenti, tecnici e cittadini in un percorso condiviso.
Le lezioni alla De Zerbi riprenderanno regolarmente il 29 gennaio, ma il tema resta aperto. Perché ogni disagio vissuto oggi può diventare il punto di partenza per costruire una scuola più sicura, più moderna e più rispettosa del diritto all’istruzione.





