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San Ferdinando alla Biennale di Venezia: un piccolo centro che parla al mondo

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Anche San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, protagonista alla Mostra Internazionale di
Architettura – La Biennale di Venezia che, giunta alla 19esima edizione, ha aperto i battenti il
10 maggio e rimane visitabile fino al 23 novembre p.v.
All’interno del Padiglione Italia è ospitata anche una installazione che racconta il piccolo centro
dell’area portuale di Gioia Tauro, la sua comunità e il progetto visionario di architettura collaborativa
che da dopo il lockdown stanno portando avanti i due protagonisti del prestigioso sbarco in Laguna:
Architensions, uno fra gli studi internazionali di architettura più influenti nel panorama
internazionale, riunendo designer e professori della Columbia University di New York, e
l’associazione culturale sanferdinandese DISìO. Proprio quest’ultima, grazie alle relazioni culturali
e operative allacciate a partire dalle due edizioni del festival “Visioni Collettive”, premiato dal
Ministero della Cultura, e da vari altri progetti, fa ora i conti con un bilancio straordinariamente
positivo – sebbene sia solo il quarto anno della sua fondazione – e con l’entusiasmo giusto in vista
del nuovo appuntamento estivo, diventato ormai tradizionale anche grazie ad una serie di
prestigiose partnership istituzionali e al consenso popolare riscosso. In soli due anni, grazie a questa
sinergia, il piccolo paese metafora della transizione calabrese da una comunità contadina ad una
società che “parla” al mondo intero, grazie al suo porto leader in Italia per traffico container e
automotive, riesce quindi a farsi conoscere grazie ad una esposizione che non è solo per addetti ai
lavori.
Alla cerimonia di pre-opening di Venezia, a rappresentare la sinergia scientifica e istituzionale che
ha reso possibile il contributo selezionato per la mostra, c’erano il sindaco di San Ferdinando, Luca
Gaetano, la presidente di DiSìO, Rosamaria Loiacono, e i fondatori di Architensions, Alessandro
Orsini e Nick Roseboro. All’evento, fra gli altri, hanno partecipato anche il ministro della Cultura,
Alessandro Giuli, il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, il curatore della Mostra, Carlo
Ratti, e la curatrice del Padiglione Italia, Guendalina Salimei.
“Architecture as Commoning Practice” è il titolo scelto per il lavoro presentato in Biennale dal
team calabro-newyorkese, scelto tra più di seicento candidature e apprezzato per la qualità della
ricerca, l’originalità dell’approccio e la pertinenza rispetto al tema curatoriale dell’edizione in corso
“Terrae Aquae. L’Italia e l’intelligenza del mare”. L’installazione è collocata nella sezione dedicata
agli esiti dei percorsi accademici e, in particolare, agli spazi di attivazione sociale e partecipazione.
“Abbiamo voluto raccontare l’inizio di un viaggio alla scoperta di San Ferdinando, della sua storia e
della sua gente. E ovviamente del progetto su cui stiamo lavorando già da cinque anni.” – dicono
Alessandro Orsini e Nick Roseboro di Architensions – “La nostra è una visione trans-disciplinare di
architettura che ruota attorno all’idea di beni comuni, l’acqua in particolare che circonda San
Ferdinando, quella del mare ma anche quella del fiume Mesima. Il progetto, in particolare, offre
strategie esemplari e ripetibili per creare spazi di condivisione che restituiscano opportunità

economiche, solidarietà sociale e un nuovo terreno culturale colmando le fratture fisiche e sociali
esistenti tra il porto, il mare, i terreni agricoli e il centro urbano. Con al centro tutta la comunità di
San Ferdinando, compresi i residenti temporanei, tra cui i migranti. Siamo convinti che l’aspetto
etico, attento alle logiche della sostenibilità economica, sociale e ambientale sia alla base
dell’architettura del futuro”.
“Per coinvolgere la comunità abbiamo organizzato con DISìO vari laboratori all’interno di “Visioni
Collettive”, il festival di rigenerazione urbana e sociale che si svolge a San Ferdinando già da due
anni, insieme ad alcuni tra i più noti studi di architettura internazionale (MOS, MAIO Architects,
Ochoa Urban Collaboratives), all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e all’artista Paola
Grossi Gondi che ha donato alla cittadina altri sei tratti site-specific della sua opera monumentale
Filo Rosso”, continuano Orsini e Roseboro.
“Siamo molto felici di essere presenti in Biennale.” – dichiara Rosamaria Loiacono di DISìO – “E’
una grandissima occasione per far conoscere ad una platea globale e qualificata sia San
Ferdinando sia il lavoro culturale che qui stiamo portando avanti insieme ai nostri partner nazionali
e internazionali e a tutta la comunità. Questo riconoscimento mostra come, nonostante le difficoltà
e la scarsità di mezzi, bilanciando preparazione, ricerca, intelligenza e intuizione, c’è sempre spazio
per una azione che modifichi lo status quo. Il lavoro culturale è alla base di tutto e per questo auspico
che le comunità locali resistano alla rassegnazione e accolgano, come hanno fatto i cittadini di San
Ferdinando, quei progetti culturali che, rafforzando il tessuto connettivo urbano e sociale, migliorano
i luoghi e la vita delle persone che li abitano. Ringraziamo sempre per l’attenzione e la sensibilità
dimostrataci il Sindaco e tutta l’Amministrazione Comunale di San Ferdinando, la Regione Calabria,
l’Autorità Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio e l’Accademia di Belle Arti di Reggio
Calabria”.