
ROSARNO – “La Repressione”, questo il titolo della terza ed ultima sessione del prestigioso “Premio Valarioti 2011”, che si terrà lunedì 5 marzo, alle ore 17, presso l’Auditorium comunale della città di Rosarno.
Dopo gli interventi di Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, ospite d’onore della prima sessione, intitolata “La Conoscenza” e di Giuseppe Creazzo, Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, che ha preso parte alla seconda fase del progetto, dal titolo “Parole di Mafia – Parole contro la Mafia”, il cerchio verrà chiuso da Michele Prestipino, Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.
Ad illustrare l’organizzazione dell’evento ci ha pensato il sindaco Elisabetta Tripodi, che nella mattinata di oggi ha indetto una conferenza stampa presso palazzo “S. Giovanni”, sede municipale della cittadina medmea. Alla riunione erano presenti il vicesindaco Carmelo Cannatà, l’assessore alle Politiche Giovanili, Francesco Bonelli, il capogruppo del Pd, Pippo Italiano, il consigliere Peppino Papasidero e la consigliera del Pd Grace D’agata, che ha collaborato alla progettazione dell’evento.
Per l’apertura dei lavori verranno proiettati alcuni stralci del video “Per non dimenticare… due eroi dei nostri giorni”, incentrato sulle vite di Peppino Impastato e Peppe Valarioti, a cura degli studenti del “Piria” di Rosarno. A moderare ci penserà Michele Inserra, Capo Redattore del “Quotidiano della Calabria”. Al tavolo dei relatori, oltre al sindaco Tripodi e al dott. Prestipino, siederanno Claudio La Camera, Direttore del “Museo della ‘ndrangheta” di Reggio Calabria, e Don Pino De Masi, Vicario Generale della Diocesi di Oppido-Palmi.
«Questo è un lavoro – ha spiegato il primo cittadino – che si collega direttamente alla conoscenza, da parte dei giovani, di una figura che dovrebbe essere un esempio per l’intera comunità». Nel ricordare che «la violenza è sempre da condannare», la Tripodi è tornata più volte sul tema della delegittimazione, da parte di molta gente, di episodi come l’omicidio Valarioti. «Quello di “Peppe” deve rappresentare un modello virtuoso per le giovani generazioni, i ragazzi devono sapere che quest’uomo ha dato la vita per il proprio paese. Anche se il suo delitto è rimasto impunito, bisogna far capire che delegittimando questi episodi criminosi si fa soltanto il gioco della mafia».
Secondo la D’Agata «il Premio Valarioti deve trasformarsi in un momento di riflessione per gli studenti». La donna ha infatti spiegato che «moltissimi ragazzi del “Piria” non conoscevano la figura di Valarioti prima di collaborare (circa due anni fa) alla realizzazione del video che verrà proiettato lunedì pomeriggio». Questo ha fatto si che essi «non si soffermassero sulle strumentalizzazioni e la delegittimazione della figura di questo “eroe”, cosa purtroppo riscontrabile, spesso e volentieri, nei discorsi degli adulti»
Francesco Comandè





